Inqualificabile, inaccettabile, deprecabile, questi alcuni aggettivi che mi vengono alla mente per descrivere l’atto di aggressione subito dal Presidente Berlusconi a Milano, dopo il suo comizio e, aggiungo, prevedibile visto il clima di tensione che giorno dopo giorno si è avvertito nell’intero paese. Esprimere solidarietà all’uomo, alla persona fisica oltraggiata da una mano inconsulta, è e rappresenta un atto dovuto, nel nome della civiltà che deve caratterizzare il nostro vivere sociale, nel nome del rispetto che è dovuto ad ogni persona, ad ogni essere umano senza guardare la sua collocazione sociale, politica, religiosa, etnica, razziale. Più volte la dignità umana è stata calpestata, a tutti i livelli e il maggiore imputato di tale aggressione resta l’uomo politico a qualsiasi schieramento egli appartiene. Il volto sfigurato del Presidente resterà impresso nelle nostre menti per molto tempo, ma resterà ancor di più l’eco inconfondibile ed insistente che le immagini televisive, le parole usate da più parti saranno dette anche in modo fazioso e strumentale per commentare tale increscioso episodio, addossandone la colpa a questo o a quel soggetto sociale per derivarne un proprio tornaconto. Resta il fatto violento, indipendentemente da chi lo abbia subito, l’elemento su cui ogni italiano, ogni soggetto pensante deve fare la sua riflessione meditata e responsabile. Indubbiamente non sono giustificabili le parole pronunziate da Di Pietro e alcune considerazioni di Rosy Bindi, ma non sono giustificabili all’attimo successivo dell’accaduto perché esprimere solidarietà e rammarico non è espressione di ipocrisia, ma solo di solidarietà umana se non si vuole usare il termine cristiana per non dare alla solidarietà il marchio di univoca espressione di religiosità. L’episodio richiede in ogni caso una riflessione, del perché è successo, cosa a voluto significare, quale movente ne è stato la causa. Non serve incriminare taluno o talaltro indiscriminatamente, non si fa altro che alimentare ancor più il clima di violenza e di tensione che domina in modo latente e purtroppo talvolta palese la nostra realtà sociale. Che esista un clima di tensione lo si appalesa anche attraverso i media che pur di fare audience non si esimono di pubblicizzare fatti di interessi privati che necessitano di estrema riservatezza e sicurezza di veridicità. E non sono i soli. L’aggressività che molti politici manifestano nelle loro esternazioni, il vuoto della politica di fronte ai reali problemi del paese, della collettività, dei disadattati, le false promesse, la continua offesa alle istituzioni, gli attacchi sconsiderati agli organismi di controllo e di gestione della legge. Non si può dire è la destra o la sinistra, sono i comunisti o sono i fascisti, non si può usare un linguaggio scurrile ripetutamente e farne di questo un uso corrente e mediatico abbassando il livello morale della nostra società. Dalle escort ai trans; dall’oltraggio verbale a quello fisico dal dissolutismo alla frenesia del consumismo a tutti i costi: questi sono elementi che alterano il nostro vivere sociale che creano dislivelli e caste, aumentano il divario tra il bene ed il male, fra il giusto e l’errato, tra la violenza e la pace. Da qui nasce l’odio, il rancore, l’offesa per l’uomo, la mano che colpisce l’istituzione sia essa Berlusconi o chiunque altro. E allora non è con il manganello, invocato da Bossi, che si risolvono i problemi del paese, ma con il dialogo costante, aperto, costruttivo, non di parte, non estremizzato, mantenendo unita la nazione, non alimentando una guerra civile secessionista che vede, negli atti inconsulti di uno squilibrato, il seme della violenza incominciare a mettere le prime esili radici. La nostra costituzione nasce dal sangue dei nostri padri, dei nostri martiri che hanno sacrificato la loro vita per rimuovere la peggiore espressione di dominio che possa avere una nazione, un popolo: la dittatura di un folle. La storia, la nostra storia dovrebbe essere il nostro vangelo a cui tutti gli uomini politici dovrebbero ispirarsi. Se errori vi sono nella nostra carta costituzionale, se la macchina politica, la macchina della giustizia funzionano in malo modo, non è a colpi di arroganza che questi si correggono ma con sapienza e con pazienza. E’ questo l’invito che, in questo momento, mi sento di rivolgere a tutte le forze politiche che hanno a cuore il bene della nazione: il rispetto della legge sia essa scritta nella carta costituzionale che nei codici concepiti e voluti dall’uomo. L’integrità morale di chi si pone alla guida della nazione, il rispetto delle regole, il rispetto della dignità del singolo, il rispetto delle Istituzioni, il rispetto della patria. E’ questo il modo per rientrare nella normalità, è questa la via per evitare devianze sociali che inevitabilmente condurranno all’annientamento di noi stessi. E la storia dell’uomo, nei secoli, c’è lo insegna.

Franco Scognamiglio