CENTRALI NUCLEARI
L'energia nucleare è stata proposta per sopperire alla carenza di petrolio e gas, non essere dipendenti dai loro produttori, diminuire le emissioni complessive di gas serra e l'effetto di riscaldamento globale, ridurre i costi di produzione e finali a carico dei consumatori. Le centrali nucleari di terza generazione EPR previste in Italia provengono dalla Francia e sono solo un'evoluzione della precedenti. In sintesi (wikipedia) come impianti sono un po' meno insicure, ma nelle fasi di estrazione e di arricchimento dell'uranio causano inquinamento nucleare in loco ed elevate emissioni di CO2 in quanto per produrre 1 GW/ANNO di energia elettrica è necessaria l'estrazione e la lavorazione di 6 milioni di tonnellate di rocce uranifere per ricavare le 30 t necessarie che poi devono essere trasportate alle singole centrali per strada e/o ferrovia con ovvi grossi problemi di sicurezza. Durante il funzionamento, poi, solo il 40 % della potenza termica prodotta è trasformato in energia elettrica con la conseguente necessità di dissipare enormi quantità di calore (in Francia nel 2006 il raffreddamento delle centrali nucleari ha richiesto il 57% del totale dell'acqua utilizzata dal Paese) ed è per questo che sono costruite vicino a laghi, fiumi… alterandone così le caratteristiche. Sempre durante il funzionamento vi sono poi emissioni radioattive sotto forma di effluenti liquidi e gassosi che sono incorporati nel suolo e per la loro durata fisica si accumulano e si ritrovano nella catena alimentare dall'agricoltura al bestiame, …. Inoltre le scorie prodotte presentano enormi problemi per il loro smaltimento poiché sono altamente tossiche e radioattive e richiedono migliaia di anni per decadere a livelli "innocui" costituendo così un gravissimo pericolo per le persone, gli animali e l'ambiente come accaduto recentemente in Francia e Germania, fatti documentati da più fonti anche se i rispettivi governi avevano tentato di nasconderli. Infine la vita media di una centrale nucleare è di circa 30 anni e il suo smantellamento a fine attività richiede anni e costi elevati (circa 350 milioni per una centrale da 200 MW) per bonificare il terreno e stoccare le scorie radioattive delle "macerie". Ovviamente tutto questo vale se non vi sono incidenti di alcun genere, ma in così tanto tempo guasti, guerre, attentati, terremoti, alluvioni, … hanno solo l'imbarazzo della scelta per quando accadere e provocare disastri. Relativamente al totale dei costi delle fasi suddette, quindi non per il solo funzionamento, esiste un recente studio (2009) del Massachusetts Institute of Technology che ha evidenziato, per gli impianti di nuova costruzione, che il costo del kWh nucleare è superiore a quello di gas e carbone, ed inoltre si è alzato negli ultimi anni ed allora, fino a cose fatte, non si potrà sapere se il prezzo dell'energia per i consumatori diminuirà o aumenterà visto anche che i giacimenti di uranio non sono molti e per di più in mano a pochi e quindi con la possibilità reale di trovarsi in una situazione analoga o peggiore a quella attuale col petrolio con l'aggravante, però, di reali rischi di inquinamento nucleare con conseguenze note, anche se talvolta "dimenticate", per la popolazione. Nel contesto, però, vi è un fatto stranamente trascurato: il basso rendimento nella produzione e nel trasporto dell'energia elettrica e i problemi di inquinamento elettromagnetico. Infatti la produzione di energia elettrica anche mediante le attuali centrali termoelettriche implica necessariamente una grande produzione di calore e circa il 50 % viene utilizzato, mentre il restante 50 % è inutilizzato e si traduce regolarmente in un immenso inquinamento termico dell'ambiente e non a caso le grandi centrali sono sempre collocate in prossimità di fiumi, laghi e mari per poter essere raffreddate. Inoltre per essere economicamente convenienti questi tipi di centrali devono avere dimensioni sempre più grandi (trenta anni fa si ragionava in termini di MW (milioni di watt), ora si parla di GW (miliardi di watt)) e questo amplia ulteriormente il fenomeno "termico" negativo. Questo fatto, poi, ne obbliga la costruzione lontano dai luoghi di utilizzo dell'energia e comporta, conseguentemente, la realizzazione e la manutenzione di reti di trasporto (tralicci, cavi, ..) sempre più estese, il cui costo viene regolarmente sottaciuto. Oltre ai costi delle reti, infine, anche il trasporto stesso dell'energia elettrica aumenta il costo totale a carico dei consumatori per le perdite di energia sotto forma di calore che sono superiori al 10% di quella trasportata e, ovviamente, anche queste perdite aumentano l'inquinamento termico dell'atmosfera. Infine le dimensioni e la complessità di questo tipo di centrali richiedono un investimento ingente di capitali con tempi di ritorno decisamente lunghi (anni). Allora, Indipendentemente dal tipo di centrali, i suddetti problemi tecnici ed economici dovrebbero comunque essere risolti perché comportano un grande spreco di denaro e di salute e la soluzione può essere trovata in tempi ragionevoli grazie ai continui sviluppi della tecnologia e dei materiali che già permettono di installare dei sistemi di produzione più distribuiti nel territorio. Questo, in particolare, consentirebbe di attuare la cogenerazione, recuperando più dell'70% del calore altrimenti dissipato impiegandolo per processi termici industriali, per riscaldamento degli edifici e per la produzione di acqua calda sanitaria con conseguenti minori costi per i consumatori non solo per l'energia elettrica. In questo modo riducendo lo spreco si aumenta proporzionalmente l'energia senza correre rischi, ci si prepara al futuro e si creano anche numerosi posti di lavoro qualificati. Se nel contempo, contrariamente a quanto accade ad esempio in Sicilia, vengono anche agevolate le fonti "alternative rinnovabili" come sole, vento, alberi, geotermia, idrogeno (Rifkin,Presa Diretta rai 3, Report …), cioè quelle non nucleari, il risultato è ancora migliore come produzione pulita, costi, posti di lavoro, in sintesi salute fisica ed economica dei cittadini. Nel frattempo, attendendo i risultati dei paesi che stanno investendo per la ricerca (U.S.A., Francia, Germania, …Giappone) diverranno certamente realizzabili le centrali nucleari a fissione di quarta generazione che sono già in fase di studio e che prevedono di smaltire le scorie prodotte, probabilmente lo saranno anche quelle a fusione, praticamente a rischio zero, e saranno certamente migliorate quelle" pulite con fonti rinnovabili" installabili più vicine ai consumatori con ulteriori vantaggi economici ed ambientali perché potrà essere realizzata una rete geografica di produzione e di distribuzione estremamente capillare e affidabile con una struttura a maglia per cui ogni nodo sarà anche in grado di supplire a carenze e interruzioni di altri, con meno sprechi e, nel contempo, migliorando la cogenerazione e realizzando i nuovi sistemi di trigenerazione per cui il calore recuperato può essere anche trasformato in energia frigorifera. A questo proposito merita di essere conosciuto il progetto "supergrid del Mare del Nord" voluto da Germania, Francia (che vende a noi le centrali nucleari), Irlanda, Inghilterra, Belgio, Svezia, Olanda, Lussemburgo, Norvegia e Danimarca (sembra mancare solo l'Italia) per produrre con fonti rinnovabili energia elettrica equivalente a quella di oltre 30 centrali nucleari entro 20 anni. Non dimentichiamo, poi, che già oggi nei paesi più avanzati, U.S.A. compresi, la produzione di energia con centrali nucleari è stata superata da quella con mezzi "sicuri" e ha preso saldamente piede l'acronimo "banana": build absolutly nothing anywhere near anything. In conclusione considerato che le centrali nucleari di terza generazione previste sono già superate tecnologicamente è UTILE, allora, costruirle nei prossimi 20 anni per avere neanche il 20 % del fabbisogno energetico senza sapere i COSTI TOTALI di realizzazione e di gestione e i GRAVI RISCHI di inquinamento termico e nucleare altamente patogeno per gli ESSERI UMANI, cioè per noi e per i nostri figli? Perché fare le giornate senza auto e poi con questa scelta rischiare di più? Perché mettere nelle mani di pochi l'energia? E' una scelta politica impedire di distribuire l'energia e quindi la ricchezza? Nell'interesse di chi e di cosa se il mondo sta andando in altre direzioni? Perché questa scelta imposta dal Governo infischiandosene del referendum degli italiani? Forse perché buona parte dei suoi componenti non ci sarà più quando dovrebbero entrare in funzione e quindi RISCHI E COSTI saranno a carico di ALTRI? Perché già alcune regioni si sono ribellate? In conclusione non vi sono motivi SOCIALMENTE UTILI per il nostro Paese e la risposta non può che essere "ORA NO": invece di acquistare gli avanzi degli altri, francesi in particolare, che potrebbero risultare molto indigesti dobbiamo produrre e utilizzare meglio l'energia ed investire nella ricerca vera ricchezza di un paese civile e progredito per rendersi indipendenti dagli altri.
Gianni Puppini Martini - Limena (PD)
