Alcune riflessioni post elettorali
Non intendiamo fare qui un’analisi del voto a livello nazionale (riteniamo oggigiorno chiunque possa fare le sue valutazioni tramite i media) ma certo siamo insoddisfatti: per le Europee sappiamo bene com’è andata, e per le amministrative in molte realtà locali è prevalsa la logica della politica nazionale: la gente non ha votato guardando ai programmi e alle idee dei singoli candidati per le Province, ma guardando a Roma. Ovviamente il Centrodestra e la Lega hanno fatto tutto il possibile perché prevalesse questa logica, con un’insistenza esasperata sui temi nazionali. E’ stata una campagna tutta mediatica, con grande dispendio di risorse, a discapito dei contribuenti.
Per fortuna, comunque, la vita va avanti oltre il voto, pure importante, che abbiamo espresso sabato e domenica.
Vogliamo qui proporre alcune amare riflessioni su un modo di fare politica sicuramente demoralizzante.
Da anni non si parla più di progetti a medio o lungo termine, i partiti politici elaborano programmi sempre più a breve scadenza, sottolineando solamente gli interventi immediati. Impegnati in campagne elettorali che durano un intero anno disperdono buona parte delle risorse in proclami che non portano a nulla, mentre i problemi del Paese si aggravano senza una soluzione, non diciamo lungimirante o di ampio respiro, ma spesso neppure improntata al buon senso.
Ci siamo abituati a dichiarazioni inconcludenti, ad estenuanti attese. Non appena abbiamo davanti i risultati di una elezione si avviano previsioni per le prossime scadenze: già si parla già del ballottaggio, del referendum e delle regionali del 2010, con soluzioni che slittano senza proporre un disegno articolato per il futuro.
Ci siamo abituati a spot elettorali e di governo con una superficialità da telenovela.
Ci siamo abituati all’opposizione dentro il governo e a chi fa opposizione all’opposizione. Molti si oppongono “tout court”, senza più chiedere a chi ci governa di governare e a chi fa opposizione di esercitare una funzione di controllo, come dovrebbe essere.
Ci siamo abituati ad un Paese che si dimostra sempre più spaccato in due. Con le difficoltà di travaso di voti tra i due schieramenti, non si sposano buone cause perché non ne vengono proposte. Per emergere basta far leva sulle paure dei cittadini, parlando più alla pancia che alla testa o al cuore degli elettori e si è premiati.
Noi non vogliamo abituarci a questo quadro così sconfortante, ove si ipotizzano maggioranze bulgare, si auspica di superare il 40% dei voti, nel tentativo di influenzare l’elettorato, si dà la colpa a Veronica, a Kakà, ai cattivi consigli ricevuti, a tutti, fuorché prendere in considerazione il fatto che gli elettori sono stanchi e che chiederebbero di veder risolti, finalmente, i problemi del Paese. I Cittadini si stanno svegliando, vorrebbero essere rappresentati e poter contare finalmente qualcosa.
Noi non vogliamo abituarci a proclami che dicono che tutto è sotto controllo, che la crisi è superata, che l’Italia è il Paese che meglio di tutti ha risolto i problemi legati ad una crisi grave e globale di cui non si sono visti ancora tutti gli effetti devastanti: è atteggiamento pericoloso e qualunquista.
Parlare di risultati elettorali in queste condizioni è piuttosto amaro, tutti, come al solito, considerando i risultati in base alle proprie aspettative di voto, sostengono con motivazioni diverse di avere vinto.
Chi non ha vinto e continua a perdere, in conquiste democratiche, in posti di lavoro, in benessere e credibilità, siamo noi, è il nostro Paese.
Italia Attiva non vuole abituarsi ed è convinta che qualcosa si possa fare per migliorare la situazione, ma che per essere veramente efficaci sia necessario allontanarsi nettamente dalle normali logiche politiche. Questo nuovo partito, recentemente costituito, è ancora in fase organizzativa e quindi al momento è rimasto fuori dalle competizioni elettorali. Ma la nostra azione mirerà in modo particolare a restaurare la democrazia, a riaffermare la coerenza nelle azioni politiche, operando per “una buona politica”, quella che per prima rispetta le leggi e le regole che stabilisce per la comunità (Socrate).
Luciano Iberti e Corrado Borello
Direzione Nazionale ItaliaAttiva