Lettera aperta

Sig. Berlusconi!! ma Lei cosa ne sa della famiglia tradizionale? È a conoscenza del fatto che in una famiglia chi ha di più è colui che sostiene quelli che hanno di meno? E' informato sul fatto che chi ha cresciuto dei figli vede tutti gli altri, che hanno più o meno la stessa età, come i propri figlioli ed è per questo incapace anche solo mentalmente di pensare di trattenersi con uno di essi?? Se lei peraltro vuole riferirsi ad una famiglia dai valori cristiani, lo sa che la loro basilare caratteristica è quella togliere a se stessi per darlo ad altri senza auspicarsi riconoscenze o voti? Ho inteso che lei (e, mi consenta per l'età che porto di poter dire che condivide la sua idea anche quella ragazzina che fa da Ministro della pubblica istruzione) ritiene la scuola pubblica incapace di profondere i valori della famiglia. Intanto occorre il buon esempio che discende dal prestigio delle cariche istituzionali per esprimere giudizi del genere, diversamente non se ne ha titolo, eppoi, Lei, che cosa ha fatto in dieci anni perché si sostenesse una politica per le famiglie se i risultati sono quelli che sta denunciando? La Sua politica ed i suoi promoter riconoscono nell'azione politica in atto una lotta per la libertà delle famiglie che per poter crescere serenamente, preservando i valori tipici , hanno anche bisogno di sostentamento economico, quanto meno equo e corrispondente al lavoro prestato? Vuole anche considerare che una famiglia non sa che farsene delle intercettazioni perché al massimo si ascolterebbe una nota della spesa, mentre avrebbe bisogno di un maggior reddito che discenderebbe da una severa normativa anticorruzione, antievasione ed antiabusi, ancorché, da esempi di equità e di giustizia, e una disuguaglianza almeno più moderata e meno sfacciata, senza se e senza ma ??? Forse lei nel denunciare la scuola pubblica non ha pensato che avrebbe anche potuto arrecare un danno alla S.Chiesa Romana e Cattolica, non immaginando che invece di recuperare voti e consenso, la gente semplicisticamente potrà imputare alle scuole cattoliche la responsabilità di una ulteriore distrazione di fondi in danno della collettività con i relativi disagi della pubblica istruzione. Ciononostante, sappia anche che, in controtendenza, nell' ipotesi di fondi destinati alle scuole cattoliche non si genera l'avversione sperata, perché la Chiesa , da mattina a sera, in sostituzione dello stato, ed in ogni campo, ancorché grazie ai risultati del Suo governo, opera proprio come una famiglia tradizionale e con valori che non pretendono nulla in cambio, in favore dei più diseredati senza chiedere loro alcuna tessera di partito. Certo ! se nelle cose non dette, s'intende distogliere i finanziamenti dal pubblico in favore della scuola privata , (per intenderci quella dove è facile acquistare, pardon !! acquisire i titoli) , allora è probabile che si possa riuscire ad ottenere una nuova sollevazione degli studenti, che probabilmente, unitamente all'iniziativa prescelta, potrà creare polemiche e risentimenti e chissà !! che in questo modo non si eviti di discutere del processo breve, delle intercettazioni, del bunga bunga, e perfino che si dimentichi il beduino e con esso le ancelle portate alla sua tenda, i Carabinieri costretti a scortarlo laddove la loro natura è ostativa agli assassini, il sangue versato che forse, poteva essere di meno, se si fosse fatta per tempo una telefonata più incisiva, ferma, e soprattutto di totale condanna per tutto ciò che d'ignominioso sta avvenendo. L'ignominia la sopportiamo ma non ci abituiamo ad essa, ne la televisione potrà cambiare il nostro animo.

La nuova Lega

Gli ultimi avvenimenti hanno messo in evidenza che la lega non è più il partito della sana amministrazione che vuole il federalismo per difendere la sua gente e Bossi non è più la persona spontanea e sincera che dice le cose senza peli sulla lingua ancorché con intelligenza. La lega è edotta e cosciente sulle ingiustizie, sulle bugie, sull'indebita politica che ha trasformato gli interessi collettivi in quelli di parte, sul postribolo degli accaparramenti, sull'incentivazione alla corruzione, sulle disuguaglianze, sulle benevolenze e le protezioni in favore delle caste e delle cricche, sulle provvidenze ai ricchi ottenute depredando gli umili nonché, incalzando le ingiustizie pretese e favorite in cambio di un potere che è simile, se non uguale o forse superiore, a quello romano. I suoi esponenti si esprimono con arroganza anche quando sono consapevoli dei soprusi ( per es. quote latte – processo breve etc.) e tutto questo in danno degli italiani e dell'Italia. La lega non ha nulla di cristiano e di cattolico nei propri intenti, manifesta invece una remissione che è premeditata e calcolatrice e mira al secessionismo con un metodo che non è più quello di una palese separazione dall'Italia, più semplicemente , essi vogliono ottenere i loro intenti facendo in modo che sia il resto del Paese ad andare in malore disgregandosi sotto i colpi del governo del fare. Permettono, favoriscono, proteggono e gioiscono con il solo scopo si disgregare la consistenza e la socialità della nostra Patria. La lega è il nemico , i suoi intenti non sono sinceri, le sue armi subdole ed il suo fare è pari e superiore a quello dei conniventi. Occorre ricredersi e difendersi. Il modo migliore è quello di appellarsi alla gente del nord ricordando loro come è salvifico ed appagante essere intimamente e tenacemente cattolici usando il cuore a fronte delle tentazioni di un benessere che gronda del dolore altrui.

Frattini ed il mondo Cattolico

A varie redazioni giornalistiche Il Ministro Frattini critica la redazione di Famiglia Cristiana perché troppo esplicita ed ostativa nel commentare i fatti che riguardano il Premier. E' evidente che la sua genesi pretenderebbe dal mondo cattolico un asservimento a cui si dev'essersi abituato non apprezzando il fatto che la ricerca della verità è una caratteristica propria del cristiano che vuole essere chiaro, obiettivo ed esplicito. La sincerità si trova sempre sulla strada della verità e non detto che essa venga proferita per ostilità, certo non è contestualizzabile come le bestemmie che evidentemente non indignano il Ministro, così come non appare che egli provi disgusto per pratiche che nelle famiglie cristiane non trovano assoluzioni. Comunque sia, c'è molto altro in quel giornale che serve ad educare al bene e una lettura sapiente può aiutare chiunque, soprattutto nel ravvedimento sincero, profondo e sostanziale di cui tutti noi abbiamo bisogno. Meno male che c'è Famiglia Cristiana che ha reso migliori intere generazioni ed in quanto a moltitudine, l'apprezzamento e la riconoscenza certo non può mancare dopo aver trovato in quelle letture il modo di non perdere la via della vita. Sig. Ministro provi ad indignarsi con coloro che fanno del puritanesimo e della morale una sprezzante vergogna ed indichi a chi, come lei, volendo risiedere nella famiglia cattolica, la stessa vergogna come valore per ritrovare almeno l'etica.

I Puritani

Puritani, e comunisti si sono uniti con gli inquisitori per sovvertire la democrazia avversando un uomo buono e generoso che ha solo la colpa di aver commesso errori caratteriali riconducibili al suo animo munifico, prodigo e spontaneo ancorché, con l'ingenuità di un santo. E' così il "bunga/bunga" è diventato un sollazzo che ha il merito di una scempiaggine non degna di cronaca. La notizia dell'ultima ora è fornita dal direttore del foglio. Ugo foscolo aveva scritto : "…mi mancherà il pane, forse, ma non mai l'onore, ed io venero magnifica e venerabile la povertà di colui che non ha prostituito il suo ingegno al potere ne la sua anima alle sventure…" Chissà perché tutti i sostenitori di una libertà suprema che consentirebbe, a chi può e solo a quelli, di fare quello che gli pare, sono ex comunisti o talvolta ex fascisti, mentre tutti gli altri sono bigotti e puritani, quando non di sinistra o magistrati, ciononostante, questi stessi, per sostenersi al potere si rivolgono all'elettorato cattolico. Vogliono forse convincere i cattolici che è giunto il momento di modernizzare la loro dottrina? pensano che i cristiani siano dei bigotti idioti ? oppure credono di essere tanto intelligenti da potersi sostituire a coloro che sono deputati alla vigilanza morale ritenuta salvifica dal popolo cristiano? La logica accattivante, l'arguzia dell'oratore, le argomentazioni fraudolenti ed ogni altra gestualità utile allo scopo, è stata interamente messa in onda da una televisione di sinistra. Come mai !! Le altre televisioni non si comportano allo stesso modo dando spazio a verità alternative? E' vera democrazia quella i cui la recita della verità è affidata a chi ha il megafono più forte?? Non c'è una sola anima cristiana che giudica il "peccato" degli altri senza aver guardato nei propri occhi. Non per questo si deve trascurare l'inganno, la bugia, la non remissione, il danno, la mercificazione del voto come quella dell'intelletto, il depauperamento dei valori, la dismissione delle regole della civile convivenza, l'attaccamento all'interesse di pochi a fronte del bene comune, e sono tutti indicatori che pretendono una guida degna e rispettosa di quello che vuole essere la maggioranza sana e dignitosa del popolo italiano. I "bungabunghisti" sono una gretta minoranza, che tenta di convincere gli altri che "così fan tutti - che l indignazione per la turpitudine è una manifestazione ipocrita che denota arretratezza o, puritanesimo. Sig. Direttore, i nostri Vescovi ed i ns sacerdoti sono puritani perché hanno rigore morale per il ruolo e la responsabilità che hanno assunto; sono intransigenti perché lo è Colui ai quali sono dediti; Sono sicuramente più intelligenti, preparati e capaci di quanto possa essere lei e, non per offenderla, ma semplicemente perché sono più umili e , per verità, non cercano nulla per loro ma coltivano il bene degli altri. Noi siamo al cospetto di un epoca dove il bene comune è riscontrabile soltanto nelle tasche degli amici degli amici e, peraltro, sono insaziabili ed a loro si aggiungono nuovi aspiranti. I cattolici vogliono essere diversi, condannano il peccato non il peccatore e alla loro guida c'è il Papa, non uno smanioso di proclamarsi Dio. Non so se mi spiego. E' triste vivere in un'epoca dove si prostituiscono valori irrinunciabili, personalità, dignità, ingegno e alla fine l'uomo. Prevalgono ogni genere di effimere attrattive ed avverso il pessimo esempio non si manifesta alcun ravvedimento. Mi chiedo, ma è meglio ispirarsi al Creatore o, vivere in un'epoca in cui si crede, si coltiva e si propaganda il denaro?? ( che poi è un bluf, stando il fatto che pochi c'è l'hanno e l'idolatria serve soltanto ad essi per sentirsi simile al Creatore). Non si discute di morale ma di disfacimento anche sociale e civile che, se non interrotto, si perpetuerà disastrosamente anche sul benessere materiale , oltre che morale, delle generazioni successive. Non tutti possono disporre o vogliono praticare il bunga bunga, è ingannevole anche sostenere che sia volontà di una maggioranza matematicamente smentita, la totalità degli italiani non ne fa una questione ideologica ed è di indole puritana ancorché moralista perché parte viva del popolo della Chiesa. L'uso dispregiativo del termine " conferma che il male è negli occhi di chi vede.

"B" come Berlusconi

B come Berlusconi, sta a B come Bassolino, e C - Cosentino sta a C come Cozzolino. La lettera C caratterizza la C ampania ed infatti, c'è anche una C come camorra. In questo quadro, la speranza muore, le conquiste vengono disperse, le memorie cancellate, il credo tradito e non resta che la rassegnazione che è il sentimento voluto ed ispirato da coloro che non cercano altro per interessi che sono sostanzialmente economici e di casta anche se vengono nascosti dietro la globalizzazione e dietro vittimismi ideologici. Di tutto questo ne approfitta la lega nord che, avendo ottimi e seri amministratori ancorché motivati e leali, ha convinto il suo popolo a non rassegnarsi, restando in fiduciosa attesa ed immuni da quelle sconcezze che hanno sconquassato la nazione e, che non sono solo morali ed etiche, in quanto che, con il federalismo e mediante il loro buon governo (effettivamente già visibile), Essi potranno garantire al popolo del nord la crescita civile, l'equità degli stipendi , le giuste tasse, una spesa pubblica ponderata e scrupolosa, regole uguali per tutti, ecc. ecc. La Lega Nord riuscirà nelle sue conquiste e da quel momento in poi, verrà fuori tutto il disprezzo e la sopportazione che hanno incamerato, svergognando a manco ed a destra, aumentando così i consensi che permetterà loro di conseguire un maggior benessere, l'equità economica, sociale e fiscale, l'occupazione e la pace sociale. A dire il vero lo meritano e lottano per farcela. Il resto d'Italia, avendo soltanto le B e le C, che vorranno restare nella casta, se li ritroverà in casa come se non bastassero quelli che già ci sono, anche perché il nord non lascerà spazi ai procacciatori di redditi. Il fatto è che l'Italia reale non è tutta come quel signore che ama schifare chi lo tocca, intanto non è affatto ricca e poi, la ricchezza se la sono già portata via gli amici degli amici e siccome non vogliono finire nei Tribunali, difficilmente la restituiranno. In questi anni è avvenuta la cancellazione di tutti o, quasi, i diritti, le conquiste e le regole economiche, sociali e civili a cura di meccanismi e interessi che, avvalendosi della globalizzazione e con il silenzio/sostegno di alcune gerarchie morali, hanno profittevolmente causato la divisione della nazione, facendo insorgere gli egoisti, trionfare gli approfittatori, deflagrare l'immoralità e soprattutto costringendo la maggioranza degli italiani alla rassegnazione. Questa è la carta vincente che permette ogni giorno di stuprare la verità, il bene ed anche il buon senso. La rassegnazione dei più, a fronte della minoranza dei "promoter" di una libertà che appartiene solo ad essi. "Tutto a me e niente a te", recita una vecchia canzone napoletana, ma dalle nostre parti c'è anche un altro proverbio "se il ciuccio (asino) non vuol bere hai voglia di fischiarlo. Al nord pensano ai fatti propri e si salvano da soli ritenendo oramai incancrenito il resto d'Italia, Al centro/sud la protesta si è stancata e non eleva neanche più il proprio risentimento o il proprio dolore, e di più, non c'è chi lo fa per te e, se qualvolta, c'è ancora chi ci prova, trova chi adotta il mezzo per farti passare come violento estremista . E' inutile!! Infatti, se denunci la miseria viene fuori che sei ricco!! Se denunci l'immoralità, si dirà di te che fai schifo e, se non vuoi far parte di quella lordura, almeno non perdere la speranza perché a chi è stato dato di più sarà chiesto di più. Non curarti di coloro che dovrebbero predicarlo e non lo fanno, curati invece di sapere che il bene che è in te, non andrà disperso ma sarà moltiplicato per mille e mille e, ne sarà valsa la pena.

"Afghanistan - Spari nella notte, morto un italiano." "Canadian soldier dead in Afghanistan."

La tentazione è forte di prendere posizione sui conflitti armati in corso e di distribuire condanne e assoluzioni per questa o quella parte in causa. E persino, atteggiandosi a strateghi, esprimere giudizi sulla maniera di condurre le operazioni belliche. Tentazione alla quale ho resistito sempre, conscio che non vi sia nulla di più ridicolo, e nel contempo offensivo nei confronti di chi rischia la propria vita sul campo di battaglia, di questi interventi a tavolino fatti tenendo il didietro ben piantato sulla sedia. Fatta questa premessa, dirò nondimeno che capisco benissimo chi esprime dubbi sulle cosiddette "missioni di pace" dell'Occidente che si protraggono "ad vitam aeternam" in paesi come l'Iraq e l'Afghanistan. Il test cui io stesso mi sottopongo è il seguente: accetterei io, essendo iracheno o afgano, una presenza straniera armata, che si protrae per anni? Considererei io come liberatori e pacificatori questi combattenti occidentali, ben nutriti e ben pagati, che in nome dei diritti umani e di altri valori presentati come "universali" (ma che molti in Iraq e Afghanistan vedono come europei e americani) cercano, attraverso operazioni militari che causano spesso un alto numero di vittime tra la popolazione civile, d'imporre al mio paese una nuova realtà, in totale opposizione al passato storico da cui io e gli altri connazionali siamo fortemente condizionati? Confesso, che dopo un po', anche se avessi accettato all'inizio la presenza di questi stranieri, considerandoli "liberatori" nei confronti dei miei antichi oppressori, la mia posizione cambierebbe. E forse mi rivolterei o comunque solidarizzerei con chi tra i miei connazionali, in nome di valori, sì, retrogradi ma dopotutto nazionali, decidesse di opporsi a questa presenza straniera. Questa mia maniera di ragionare - lo ammetto - non sarà certamente condivisa da chi crede nei meriti di un'inarrestabile globalizzazione del pianeta in nome di valori universali, quali, ad esempio, il rispetto dei diritti umani e la parità assoluta dei sessi; compreso il carattere sacrosanto del matrimonio omosessuale, la contestazione del ruolo del pater familias, e la celebrazione della libertà assoluta di pornografia e di esaltazione sullo schermo della violenza in tutte le salse, etc. etc... E prima che voi mi condanniate giudicandomi uno spirito retrivo, ci tengo a precisare che penserei così se fossi iracheno o afgano. Essendo italiano confesserò comunque, sperando nella vostra indulgenza, di avere idee assai particolari sul ruolo dei tanto celebrati "liberatori". È inutile negarlo: il tema è complesso. Ma una cosa è certa: occorre essere in guardia, anche nella nostra epoca, contro i pericoli che comporta l'aderire "toto corde" al travolgente spirito dei tempi. Dopotutto, in un periodo non troppo lontano i colonialisti credevano di avere dalla loro l'ineluttabile civiltà occidentale, la storia, la verità, il futuro. E occupavano con le armi e colonizzavano i paesi più lontani. Oggi ritroviamo uno spirito non poi tanto dissimile presso i "liberatori-occupanti". Inoltre, attenzione: l'abolizione dei passati nazionali per far trionfare una civiltà globale, coesa, parificata, omologata forse non è altro che una nuova forma di "social engineering", ovvero un'impresa utopica – una delle tante – destinata al fallimento e che alimenta inoltre, pericolosamente, il terrorismo antioccidentale.

Lo spirito antitaliano

Al sogno di un'Europa finalmente unita, in cui le frontiere non avrebbero avuto più significato, hanno potuto credere tanti italiani che, gonfiandosi, godono nell'autoproclamarsi "cittadini del mondo", salvo poi farsi venire una crisi di nervi se costretti a mangiare gli spaghetti scotti: la triste regola all'estero. Per questi italiani sono solo le proprie frontiere a contare poco. Le frontiere che delimitano il territorio nazionale nei confronti degli altri paesi, bisogna precisare, perché le frontiere interne - calcistiche, di fazione, di parrocchia, di campanile, d'ideologia - sono invece considerate da loro intoccabili, e da difendere con unghie e con denti. Alla fiaba che i confini non avrebbero avuto più valore hanno potuto credere tutti questi italiani dal forte sentimento antinazionale vale a dire antitaliano: la maggioranza della popolazione, classe politica in testa. Ma certamente non vi avranno mai creduto i nostri buoni vicini dell'Est, tra cui quegli sloveni, di età adulta o anche bambini, che hanno contestato il pellegrinaggio dei nostri vecchi esuli alla foiba situata entro le loro frontiere. In definitiva, la fiaba che i popoli, con la caduta delle frontiere, avrebbero cambiato il proprio carattere è stata creduta in Italia, ma non nei Balcani. E difatti per gli italiani continua ad essere normale - come lo trova normale lo stesso Sergio Romano sul "Corriere della Sera" - chiamare Fiume e Pola col nome slavo. E gli italiani tutti lo fanno gioiosamente. Per croati e sloveni, registi o no di film, "Trst" è invece il solo nome da pronunciare quando si parla di Trieste. E per croati e sloveni la contesa circa la comune linea di confine, anche se riguarda solo un paio di metri quadri, è una faccenda estremamente seria. I rapporti di buon vicinato, ovvero la posizione supina che tanto facilita il "rapporto", essi la lasciano a noi, sempre pronti ad assumerla. Facendo questi discorsi, io potrei essere chiamato estremista e persino razzista da chi giudica e parla a vanvera, e si considera imbevuto di amore universale, come mi è successo in un forum di gente "nostra" [giuliano-dalmata NdR] o in una email dal lontano Uruguay. No, non sono un estremista. I miei articoli lo dimostrano, e così la mia vita pratica: il mio agire, la mia maniera di comportarmi. Escludo in maniera più assoluta che vi sia in me il classico divario all'italiana tra il dire e i fare. Un fatto poi che molti giudicheranno paradossale: l'amore della patria mi fa rispettare i sentimenti nazionali altrui, così come l'amore per la propria madre ci fa capire l'amore che gli altri hanno per la loro. Io sono cresciuto nel rispetto degli slavi, e uso questo termine non certo con sufficienza o con disprezzo [ma so che gli "slavi", nella loro ipersensibilità identitaria e nel loro spirito antitaliano, trovano il termine "slavo", se usato da noi, offensivo, insultante, inaccettabile]. Il loro senso nazionale - è vero - ha tendenza a tralignare, spesso in maniera anche feroce. Noi ne siamo purtroppo i testimoni, viventi fortunatamente. Ma questo loro senso nazionale, anche se eccessivo, dopotutto merita maggior rispetto dell'incredibile spirito antinazionale che imperversa nella penisola, e da cui non è immune - duole tantissimo dirlo - neppure gente "nostra".

L'Aquila: un'occasione perduta

Il terremoto dell'Aquila fu un segnale d'allarme circa le condizioni particolari in cui si trova una buona parte del territorio italiano, il quale - come tutti sappiamo - non è adeguatamente protetto da costruzioni antisismiche e piani regolatori ad hoc, tenuto conto delle condizioni del terreno; e in relazione soprattutto ai gravi abusi causati dal disboscamento e da altri scempi - vedi quello edilizio - compiuti ai danni del territorio. In quell'occasione, insomma, suonò un forte allarme sulla precarietà dell'assetto idrogeologico della penisola. Tutti sembrarono prendere coscienza del problema. Difatti la TV ci inondò di commenti, analisi, proposte, diretti a porre fine ad un'incuria molto pericolosa per la nazione ed i suoi abitanti. Si parlò anche del problema della cementificazione ad oltranza, che ha fatto sì che si siano costruite case - tanto per darvi questo solo esempio - sulle falde del Vesuvio, in spregio di ogni regola e di ogni elementare senso di prudenza. Si parlò, parlò, parlò... Si parlò tantissimo. Parlarono sia gli esperti sia i profani. Parlarono in tanti; con profondità, saggezza, acume, denunciando gli abusi, gli eccessi, le dimenticanze, le omissioni, l'ignavia delle classi politiche succedutesi al governo dello Stivale; e facendo valere la necessità improrogabile di porvi riparo. Uno straniero, o anche un italiano però quest'ultimo avrebbe dovuto essere molto ma molto ingenuo... ecco, forse un marziano avrebbe potuto concludere, di fronte a cotanto allarmismo e alla virtuosità delle proposte per porre riparo al dissesto idrogeologico nazionale, che finalmente in Italia si sarebbe preso di petto il grave problema; e che si sarebbe deciso finalmente di porre in atto un rigoroso piano di riassesto del territorio con il preciso intento di correggere gli abusi già fatti, e soprattutto d'impedirne di nuovi. Invece, come sempre succede nella Penisola dove le chiacchiere tengono, spesso luogo d'azione, non se ne è fatto niente. Il coro di chiacchiere, "passato il terremoto", è però continuato, inalterabile. Si è spostato semplicemente su altri temi. Il parlare, il denunciare, il moralizzare sono infatti elementi imprescindibili dell'identità italiana, e quindi moralismo, denunce, condanne, accuse di cui tutta l'Italia gronda, specie televisiva, che è poi l'Italia che conta, hanno trovato semplicemente nuovi bersagli. Come avviene del resto nelle discussioni al bar, in spiaggia, dal barbiere... L'importante è moralizzare, concionare, accusare, cercando però di parlare più forte degli altri, perché nella penisola parlano di preferenza tutti insieme. Alla base di questo insopprimibile bisogno di parlare ad oltranza, di "straparlare", non vi è la ricerca della verità con il conseguente voler "passare ai fatti", "attuare", "concludere" in nome del bene comune, ma semplicemente il voler aver ragione individualmente, ma anche come rappresentanti della fazione, parrocchia, bottega, movimento, partito cui ogni italiano che si rispetti, rigorosamente si collega. Secondo me non si riuscirà a mettere fine al diluvio di chiacchiere, polemiche inondanti l'Italia da sempre, se prima i "teleidioti" , che si beano ogni sera con gli assurdi programmi di chiacchiere ammanniti da una casta di moralizzatori strapagati, non attueranno il solo gesto responsabile che rimane loro da fare: spegnere il televisore. Oppure potranno, sì, continuare ad ascoltare, ma allora li invito a fare continue pernacchie contro questi imbonitori grondanti sdegno, e i loro programmi pieni di chiacchiere che lasciano il tempo che trovano.