Oggi, si è udito il Ministro Tremonti, in un convegno con i giovani industriali a Santa Margherita Ligure, esporre una dottissima, moderata e addirittura socialmente utile narrazione sullo stato delle finanze in Italia, sui mutamenti geopolitici e i nuovi assetti dell'economia monetaria e del mercato, sulla persistente speculazione, sull'evasione fiscale e i maggiori recuperi operati dallo Stato destinati in favore delle classi più disagiate.
Tutto l'insieme ha lasciato intravedere un'ipotesi razionale della riforma
fiscale possibile in favore del lavoro, dei giovani e delle famiglie con
figli.
Il lupo perde il pelo e non il vizio. A Napoli lo chiamano il gioco
delle tre carte.
In questo caso, consiste nel mostrare un'immagine pubblica del benefattore
che vorrebbe fare, ma è impedito dal benefattore che vuole preservare il
bene collettivo. Se si scoprissero le carte, dietro il paravento potrebbero
apparire erogazioni che ci sono e che potrebbero favorire categorie e
regioni.
Non serve un economista per capire che l'unica equa riforma fiscale
possibile sarebbe quella che prevede una diminuzione delle disuguaglianze,
una riduzione dello spreco e dell'accaparramento delle risorse da parte
della politica, la ricostruzione e la tutela del bene collettivo fondata
anche su azioni di contrasto alla corruzione.
L'ipotetica riforma Berlusconi/Tremonti, a mente dei supposti
ragionamenti, si profila in linea con la politica che ha caratterizzato fino
ad oggi il Governo del Paese e, non avendo nulla a che vedere con
l'appartenenza ideologica di destra o di sinistra, ma solo con il profitto,
evidentemente sarà effettuata su norme che toglieranno lo
"000,000000/10.000" delle tasse dai redditi dipendenti e dei pensionati
(sempreché, dimostrino di non superare un reddito di settemila euro all'anno
e che abbiano dieci figli a carico – escludendo dal conteggio parenti
disoccupati, nipoti e consimili), e poi, in nome del supporto e rilancio
dell'economia, prevedrà certamente benefici, sostegni e sanatorie per coloro
che troveranno nuove forme di sfruttamento dei giovani, semmai anche
ottenendo danari dello Stato, ecc.ecc.ecc.
L'evasione fiscale. Fino ad oggi, è stata operata mediante recuperi
sostanziosi, forzati e strozzanti, prevalentemente solo dalla povera gente
con redditi fissi che non ha potuto pagare multe, bollette, vecchia carcassa
d'auto, e, così via, per dipiù, costringendoli a dissanguarsi con prestiti
erogati da quegli stessi che sono stati gli artefici, (sarebbe meglio
parlare di artifizi), della crisi economica da cui ricavano il massimo
vantaggio normativo e materiale oltre che di supporto e di assistenza.
Una lotta seria all'evasione fiscale, attese le conseguenze immani
per il Paese, comprenderebbe sopra un certo reddito, il sequestro dei beni
da affidare all'amministrazione dello Stato e la prigione. L'evasione e la
corruzione vanno di pari passo e, avversa la stessa non s'intravede il varo
di norme che necessariamente devono essere severe pari a quelle previste per
i mafiosi, atteso che chi la opera, si caratterizza alla stessa maniera dei
delinquenti organizzati, produce i medesimi danni sociali ed economici
all'Organizzazione dello Stato e lede il principio fondante dello stare bene
insieme in una collettività che vive in conformità a regole equilibrate e
condivise.
La politica ha oramai adottato la caratteristica delle aziende
dedite al profitto esonerato da regole etiche e morali avendo nello statuto
la capacità e la possibilità di diffondere l'idea che ciò che si sottrae al
bene comune è legittimo e giustificato. Sono le aziende del miracolo
economico che non producono disoccupati. I loro non eletti, giacché tali,
trovano la premialità perfino con l'impiego nelle stanze dello Stato,
indipendentemente dalla transfugazione che li caratterizza, ancorché, siano
stati scartati dagli elettori per il loro malfare. Gli eletti, possono
invece confidare sulla possibilità di affidare incarichi e lavoro a parenti
e amici. Tutto l'insieme mangia il bilancio dello Stato ma loro si ritengono
intoccabili e chi li avversa sarebbero populisti. Loro prendono, gli altri
pagano. L'affare rende. Tanto è, che quando si tratta di farsi eleggere
loro stessi diventano populisti per il tempo necessario a promettere
riforme per dimezzare i costi della politica.
Per ripristinare i luoghi della politica che erano fucine per la crescita
civile e sociale del popolo, servirebbero giovani portatori nell'intimo,
dell'idea e della pratica di servizio verso la collettività, che
contraddistingue il mondo cattolico tra quelli che fanno senza far conoscere
e che operano senza pretendere. Purtroppo, sono proprio queste
caratteristiche che li rendono incompatibili con quelle aziende.
La riforma del fisco che s'ipotizza, non rimetterà in movimento l'economia
del Paese perché s'intravede fondata su meccanismi immutati e immutabili,
che escludono il ricorso alla giustizia sociale e all'equità e non vogliono
ridurre il profitto di quanti si arricchiscono sullo sfruttamento e sul
malaffare.
Nessuno vuole togliere ai ricchi ciò che gli appartiene. Il tempo degli
espropri proletari è sotterrato e chi vi aspira, è peggiore di quelli che
sfruttano il lavoro.
Si vorrebbe soltanto una giusta mercé per chi lavorando mantiene e
costruisce il Paese con i propri sacrifici. Si aspira al diritto universale
a costituirsi una famiglia che viene prima da ogni altra esigenza nazionale
e contrasta con l'egoismo di chi le risorse le sottrae e impedisce di fatto
le unioni legittime. Si chiede una necessaria e giusta prerogativa per il
futuro dei giovani che corrisponde al benessere stesso e alla sopravvivenza
della Nazione, mediante una vera politica occupazionale, produttiva e
industriale che, unisce il mondo del lavoro e dell'imprenditoria anziché
costituirli in caste.
Una riforma che si preannuncia avvertendo che queste cose non possono essere
realizzate, serve soltanto a chi vuole poter dire di aver mantenuto gli
impegni senza porre mano a giustizia ed equità, come facilmente e da tempo,
si poteva fare con leggi eticamente ed anche moralmente e civicamente
fattibili se fossero fondate sulla condivisione del benessere comune e sulla
reciprocità.
"For dalle ball" Lega nord !! Sua Eccellenza la Cardinale di Milano risponde
pedissequamente ogni giorno alle richieste del Creatore e il Suo fare, è
indirizzato al bene di tutti, quello vero, quello sincero, quello che
comprende anche voi e quello che, se vi riconoscete cattolici, potete
comprendere e condividere. Se invece la vs identità e solo elettorale,
rivolgete le 10 domande al Vs interlocutore, alleato e sostenitore, perché
ne avete già adottato il metodo e le parvenze oltreché le sorti politiche.