Moby Prince

140 Italiani al quale è stato negato il Diritto alla Vita, il Diritto di creare nuova vita,il diritto di essere mamme, papà, il diritto di giocare come giocano i bimbi per poi crescere e sbocciare e anche il diritto di incamminarsi lentamente, ma, in libertà alla fine del proprio percorso. Niente di tutto questo.... (Continua, clicca qui per leggere l'articolo completo).

Riflessioni sul nazifascismo

Credo che in sede di analisi storica della prima metà del XX secolo non venga adeguatamente considerata una delle cause che consentirono al nazifascismo di affermarsi, cioè il concreto ed incombente pericolo che la rivoluzione bolscevica, dopo essersi impadronita della Russia, potesse dilagare verso l’Europa occidentale; dove, fra l’altro, stante il rapido diffondersi dell'incipiente rivoluzione industriale, avrebbe potuto causare danni ben più gravi.
Certamente l’ascesa del nazismo fu anche conseguenza della miopia storica che le potenze vincitrici della prima guerra mondiale avevano dimostrato nel conclusivo trattato di pace. Credo che una certa tolleranza manifestata anche da una parte della Chiesa Cattolica verso il nazifascismo fosse dettata dalla consapevolezza di ritenerlo l’unico efficace baluardo (quindi il male minore) contro il reale pericolo che il bolscevismo, totalmente e violentemente ateo, dilagasse rapidamente nella cristiana Europa occidentale, con effetti devastanti.
Pur condividendo totalmente l’inappellabile condanna che la Storia ha sentenziato verso il nazifascismo, penso che per meglio capire le fondamentali vicende della prima metà del secolo scorso, e le successive vicende geopolitiche fino ai giorni nostri, non si possano ritenere irrilevanti le riflessioni sopra accennate.

TORINO, L'ITALIA ED IL MONDO

L'Alitalia, compagnia di bandiera, ancora operativa sul mercato grazie agli arabi annuncia la soppressione di tutti i voli in partenza da Torino, tranne quelli diretti a Roma e a Tirana. L'ennesimo schiaffo subito dalla città sabauda ad opera del malconcio stivale si lamenteranno i vecchi piemontesi. Ma è qui l'errore, è necessario guardare al Mondo e dimenticare il Belpaese. Torino ha storia, bellezze, eccellenze culinarie per attirare turisti ed investitoti stranieri. La riservatezza deve essere sinonimo di discrezione e non di chiusura mentale. Così come l'umiltà non deve essere confusa con la modestia la qualità degli imbecilli. Invece che mendicare un tozzo di pane da Roma, i nuovi torinesi si offrano a Londra, New-York, Tokio. Avranno molto più successo. I latini dicevano memento homo tibi semper audendum est! Quindi esageroma bogianen!

Riforma del lavoro

Circa l'imminente e fondamentale "Riforma del lavoro" finalmente preannunciata dal Premier, non possiamo non ribadire ancora una volta che la massima responsabilità del disastro economico e sociale, che in misura costantemente crescente soffoca da vent'anni il nostro Paese, con il concreto pericolo che diventi irreversibile, è inequivocabilmente imputabile.... (Continua nella sezione Lettere. Clicca qui per leggere il seguito).

Progresso o regresso?

Questa estate avara di caldo e sole (almeno nel Nord Italia), è stata estremamente generosa di crimini, guerre e scelleratezze assortite. Prigionieri obbligati a marciare nella Piazza di Donetsk fra due ali di folla insultante, iracheni costretti a camminare nel deserto in mutande e senza calze, donne catturate e vendute nei villaggi conquistati dall'Isis come schiave. Nell'epoca dei tablet, smartphone, robot e digitalizzazione risuona solenne ed assordante la frase pronunciata da Giulio Cesare a Vercingetorige dopo l'assedio di Alesia nel 52 Avanti Cristo: Vae Victis (Guai ai vinti!).

Il giusto salario

Cari amici,
relativamente ai possibili strumenti per affrontare seriamente e concretamente la nostra grave crisi economica, il premier Renzi ha, fra l'altro, detto: "tagliare i salari non porta a crescita"; ed il Segretario della CGIL Camusso, nella sua lettera al Direttore del Corriere del 14 agosto, ha, tra l'altro, scritto che il "giusto salario" è uno dei punti fondamentali. Credo che questi messaggi di due importanti attori della nostra scena politica e sindacale abbiano un sapore pericolosamente parziale e fuorviante. Il nostro vero problema non è ridurre i "salari", ma, a parità di salari, aumentare significativamente la "resa del lavoro" (quantità prodotta per ora retribuita) ed il "rapporto: ore lavorate/ore retribuite", che, in Italia, sono purtroppo ormai troppo bassi rispetto a quelli dei Paesi più industrializzati del mondo. Infatti la conseguente moria delle nostre fabbriche non accenna a placarsi, con inevitabili declino ed impoverimento del nostro Paese.
Cordiali saluti.

La nuova recessione

Cari amici,
le odierne pessime notizie circa il grave perdurare della nostra recessione (comunque largamente prevista) non fanno che dare ufficialità alla fallimentare situazione del nostro Paese. Spending review nella pubblica amministrazione, vendita di alcuni beni pubblici (immobili e mobili), ecc., di cui molto si parla, ammesso che si facciano davvero, saranno nettamente insufficienti ad invertire un senso di marcia chiaramente suicida. Essendo il nostro un Paese soprattutto manifatturiero-industriale, se non riusciamo a tornare ad essere competitivi, per l'Italia non ci sarà futuro. Di provvedimenti concreti in tal senso neanche si è iniziato a parlare. Tornare competitivi significa soprattutto: a) ridurre il costo del lavoro per unità di prodotto (spending review, vendita di beni pubblici ridurrebbero il cuneo fiscale, e quindi il costo del lavoro, ma in misura nettamente insufficiente); b) aumentare la produttività (quantità di prodotto per ora retribuita); c) ridurre il costo del lavoro, intervenendo anche sugli impropriamente detti "diritti acquisiti". Ho scritto: "ora retribuita" e non "ora lavorata" perché qui si nasconde uno dei nostri problemi più grossi ed incancreniti. Infatti, credo sia opportuno ricordare che fra i quindici Paesi più industrializzati del mondo, l'Italia è quello che ha il rapporto "ore produttivamente lavorate" / "ore retribuite" più basso.
Per affrontare tali sistemici problemi, occorre che se ne occupi una classe politica sostanzialmente diversa da quella che in questi ultimi vent'anni ci ha condotto nel baratro, adeguatamente capace, in grado, anche, di affrontare situazioni di pesante impopolarità. Ne disponiamo? Dai fatti fin qui registrati sembra proprio di no, con tutte le ulteriori nefaste conseguenze facilmente prevedibili nel prossimo futuro.
Cordiali saluti.

"La settimana politica" va in vacanza

Buonasera a tutti voi, "Il Punto della Settimana", andrà in ferie. Auguri a tutti i lettori un'estate serena, brillante, divertente, nonostante le notizie di politica, interna, estera ed economiche siano, usando un eufemismo, preoccupanti e poco allegre. Le opinioni contenute nel periodico appuntamento con chi ha la pazienza di leggere sono personali, confutabili e suscettibili di essere cambiate. Ricordiamoci cosa scrisse Voltaire: odio ciò che dici, ma perché tu possa dirlo sono disposto a morire.
Buone vacanze a tutti e a settembre.

Ma che genere di meritocrazia?

Cari amici,
da più parti si sostiene che una delle cause del declino del nostro Paese sia la mancata applicazione concreta del concetto di “meritocrazia” nel lavoro e nelle carriere, soprattutto nel settore pubblico. Se è così, ed io sono convinto che sia così, che senso ha appellarsi ideologicamente e ciecamente alle “quote rosa” (parità di genere) nei vari campi (Parlamento, Governo, Enti Pubblici, Scuola di qualsiasi grado, Consigli di Amministrazione, ecc.)? Poiché il concetto di meritocrazia e quello di quote rosa possono entrare in palese conflitto (chi, uomo o donna, venisse escluso applicando il principio delle “quote rosa” potrebbe essere più meritevole di chi, invece, ne risultasse premiato), credo che il più corretto concetto da adottare dovrebbe essere: “meritocrazia, a prescindere dal genere”.
Cordiali saluti.

Diritti? Doveri?

Cari amici,
in una recente intervista, Bertinotti ha parlato del “collasso epocale della sinistra”, sostenendo che “siamo tornati all’Ottocento” e che “i diritti dei lavoratori tornano ad essere calpestati come nel secolo di Dickens. Una catastrofe”.
Credo che Bertinotti, uno dei principali esponenti politici della nostra sinistra in questi ultimi trent’anni, dimentichi colpevolmente di ammettere che tale “catastrofe” è imputabile in special modo alla nostra classe politica, soprattutto di sinistra, quindi anche a lui. Certamente con grave complicità di un sindacato ideologicamente ed autolesionisticamente arroccato e di parte di una classe imprenditoriale inadeguata ed assistenzialista.
Il lavoro, nel nostro Paese, seconda potenza industriale-manifatturiera d’Europa, è drammaticamente diminuito, e continua a diminuire perché il nostro sistema produttivo è diventato sempre meno competitivo, soprattutto a causa di una costante difesa dei cosiddetti “diritti” dei lavoratori, senza mai fare finalmente chiarezza anche sui loro “doveri”.
Cordiali saluti.

Cosa accade realmente in Forza Italia?

Cari amici,
Ritengo che la crescente e minacciosa fronda all’interno di F.I. (ultimo caso: la riforma del Senato), che di fatto mette in discussione la stessa leadership di Berlusconi, ponga sempre più in evidenza gli attuali, realistici obiettivi dell’ex Cavaliere e dei suoi fedelissimi, che non possono non risultare indigesti a chi, in quel partito, nutrisse personali aspirazioni politiche anche nel sempre più prossimo ed inevitabile dopo-Berlusconi. Appare ormai evidente che, tramontando la stagione politica dell’ex Cavaliere (ed è lui il primo a saperlo), le sue maggiori attenzioni siano concentrate sugli interessi delle sue aziende; che, è opportuno non dimenticare, utilizzano una materia prima che si chiama “etere”, le cui concessioni le assegna il Governo.
Recenti e ripetuti interventi a favore di un dialogo possibilista di F.I. con l’astro nascente Renzi da parte di uomini aziendalisti come Confalonieri, Doris e Pier Silvio Berlusconi credo confermino tale tesi.
Cordiali saluti.

La ricomparsa della vecchia classe politica Italiana, se mai era sparita....

Cari amici,
circa l’immunità per i nuovi senatori e molte altre questioni attinenti all’ammodernamento del nostro Paese ed all’auspicabile sua uscita dal mortale declino in corso, la storia ci insegna che, in una famiglia, in un condominio, in un villaggio, in una città, in una regione, in una nazione, chi è stato la principale causa di un disastro non può, poi, gestire la rinascita.
Luigi XVI, con la sua corte e la sua nobiltà, non avrebbe mai potuto pensare e gestire la rivoluzione francese. Lo Zar Nicila… mai avrebbe potuto pensare e gestire la rivoluzione bolscevica.
Credo che se la nostra classe politica, che soprattutto negli ultimi due decenni ci ha portato al disastro, e che, non dimentichiamolo, ha trovato larghi consensi elettorali a fronte di promesse populistiche e demagogiche palesemente non mantenibili, o mantenibili aggravando mortalmente il nostro debito pubblico, quindi anche con gravi responsabilità di gran parte del nostro elettorato, non abbia la cultura, la capacità e soprattutto l’interesse ad ammodernare il Paese, conseguentemente rinunciando a mantenere i vecchi, onerosi e parassitari privilegi. Essa dovrebbe essere chiamata a sedere sul banco degli imputati, non su quelli del potere legislativo e del potere esecutivo.
Nei Paesi democratici normali le varie generazioni della classe politica si succedono affrontando, di volta in volta, i problemi che travagliano i loro Paesi, senza essere condizionate da un loro passato coinvolgimento in tali problemi, e capaci anche di costruttivamente affrontare dissensi di parte delle loro opinioni pubbliche. In tali Paesi, la dannosa eternità della nostra classe politica è sconosciuta. Appena conclusi i loro mandati, i vari Blair, Bush, Schroeder, ecc., con i loro nutriti gruppi di collaboratori, sono letteralmente scomparsi dalla scena politica, lasciando ai loro successori il compito di aggiornare l’azione politica tenendo conto di mutamenti interni ed esterni, economici, sociali, ecc., senza condizionamenti dal passato.
Risulta fin troppo palese che Il nostro Paese non dispone di una tale nuova ed adeguatamente capace classe politica. Se l’unica significativa novità alle ultime elezioni politiche è rappresentata da Grillo e dal suo M5S, penso che non abbiamo seri motivi per non essere pessimisti. Credo che Grillo, al massimo, possa rappresentare un buon veleno per accelerare il tramonto della nostra vecchia classe politica; ma, privo dei concetti fondamentali della gestione della cosa pubblica, egli non potrà mai essere una credibile ed affidabile forza di governo.
Per quanto riguarda Renzi, pur ritenendo apprezzabili alcune sue iniziative, ritengo sia troppo presto per considerarlo una vera e salvifica novità nel nostro panorama politico. Ammesso che egli dimostri realmente di non essere condizionato dalla disastrosa vecchia politica, anche nel suo partito, credo che il principale suo banco di prova sarà il nostro ritorno alla crescita. In merito, fino ad oggi egli non ha affrontato, né annunciato di voler affrontare, questo problema seriamente alle radici. La ripresa della nostra crescita non potrà non essere conseguente al nostro ritorno alla competitività, ed in un Paese soprattutto industriale-manifatturiero come il nostro la competitività la si riacquista soltanto riuscendo a ridurre sensibilmente il “costo del lavoro” (costo complessivo per ora retribuita) ed aumentare significativamente la “resa del lavoro” (quantità di prodotto per ora retribuita). In merito, Renzi ha annunciato di voler affrontare il problema della “Spesa pubblica” (spending review), ma la pur auspicabile conseguente riduzione del cuneo fiscale, ridurrebbe il "costo del lavoro" in misura insufficiente e lascerebbe il problema della “resa del lavoro” neanche affrontato.
Cordiali saluti.

Verso una nuova Europa

Cari amici,
mi sembrano evidenti sia l’irreversibile declino dell’impero del nostro Occidente (Europa occidentale e America del Nord), sia il fatto che i prevalenti interessi degli Stati Uniti non sono più orientati prioritariamente verso l’Europa (i diversi atteggiamenti nei riguardi di Putin sull’attuale questione Ucraina, con gli Usa più punitivi e l’Europa più dialogante, ne sono i segni più recenti). Penso quindi sia ragionevolmente giustificato ritenere molto verosimile che, nell’ambito di riposizionamenti geopolitici globali, in un futuro non lontano si possa realizzare una nuova e potente Europa, estesa dall’Atlantico agli Urali, a prevalente conduzione russo-germanica, essendo, in tale area, la Russia il Paese più ricco di risorse naturali e la Germania il più grande Paese industriale.
Cordiali saluti.

Ulteriori riflessioni sui risultati elettorali

Cari amici,
credo che, nel nostro Paese, i risultati delle elezioni europee dimostrino, in modo chiaro, che quello di Grillo è un movimento esclusivamente di protesta, senza serie e credibili proposte, che trae linfa vitale soltanto dal fallimento della vecchia politica e da promesse che, senza alcun pudore, ancora a piene mani elargisce la stessa classe politica che in questi ultimi venti anni ci ha portato al disastro. E' bastato che un giovane politico, non oberato e condizionato da un passato compromettente, indicasse e cominciasse ad impegnarsi ad affrontare i veri problemi del Paese, senza alcun paralizzante rispetto per quanti ne sono chiaramente le cause, perché, in poco tempo, conseguisse un largo ed incoraggiante successo elettorale e costringesse le truppe grilline ad un significativo arretramento.
Cordiali saluti.

EUROPEE 2014: RIFLESSIONI E VALUTAZIONI

Italia contro il Resto d'Europa, se infatti al di là delle Alpi gli euroscettici sono stati il primo partito, in Italia la principale forza anti-euro è passata dal 25,5% al 21,6%, se nel resto d'Europa i socialisti o laburisti arretrano, in Italia il PD sfonda la quota 40%. I sondaggi vengono ad essere clamorosamente smentiti, i cinque-dieci punti di differenza fra i pentastellati ed il PD sfiorano i 20 a favore dei democratici. La genericità dei programmi, la mancanza di concretezza del Movimento cinque stelle è stata determinante nei confronti del PD, che nel bene o nel male ha elaborato proposte, ha adottato provvedimenti, ha capito che gli Italiani vogliono fatti e non soltanto insulti ed attacchi, Forza Italia ha evidenziato la propria fragilità nel momento in cui, essendo Berlusconi soltanto parzialmente operativo, non è riuscita a pervenire al 17%, mentre la Lega, per la quale l'avversione all'Euro ha prevalso sul desiderio di federalismo, accede comodamente al Parlamento Europeo superando il 6%. Il Nuovo Centro Destra entra in Europa per il rotolo della cuffia (4,3%), dimostrando determinazione e concretezza, e soprattutto di esistere anche senza l'ala protettiva del Cavaliere. Scompare il centro civico di montiana memoria, Fratelli d'Italia fallisce l'approdo al Parlamento, mentre la nuova formazione di Tspiras rappresenterà la sinistra estrema a Strasburgo. L'onda euroscettica che ha sconvolto Parigi e Londra non ha attraversato le Alpi. Nonostante la sacrosanta avversione all'austerità teutonica, considerata eccessiva e sostanzialmente inqua, gli Italiani hanno dato prova di credere ancora all'Europa. Naturalmente aspirano ad un Unione di popoli e di genti e non soltanto ad un insieme di precetti stabiliti da un pugno di tecnocrati. Hanno utilizzato il principale strumento per portare il proprio contributo ad un reale cambiamento: il voto.

Raffaele De Santis si presenta come candidato sindaco a Moretta

La sua decisione di impegnarsi politicamente con Italia Attiva, è stata una scelta lunga e ponderata. La ragione che lo ha spinto a lanciarsi in questa avventura, è stata la voglia di rilanciare il suo paese Moretta, che in questi anni è diventato sempre più vuoto, incapace di offrire prospettive di sviluppo e di intrattenimento, incapace di aiutare le famiglie in difficoltà, sordo alle richieste che pur venivano presentate dai suoi cittadini.
A tutto questo De Santis vuole dire basta, insieme ad un gruppo di giovani e preparati cittadini, con l’appoggio di Italia Attiva , vuole proporre un modo diverso di gestire questo paese, più attenzione al disagio causato dalla crisi economica di questi anni , regole chiare e controlli affinchè gli aiuti vadano alle famiglie veramente bisognose e non ai soliti furbetti. Più attenzione al lavoro, per un rilancio dell’agricoltura dell’industria, dell’artigianato e dei servizi.
Favorire e incentivare il volontariato, ridurre i costi della macchina amministrativa, partecipare ai bandi della comunità europea per ottenere fondi da utilizzare per creare nuove strutture per la pratica di attività sportive,ma anche per la realizzazione di fiere ed eventi , per ristrutturare i palazzi storici e rilanciare il turismo.
Il lavoro da fare è tanto, ma Raffaele non è preoccupato, nella sua vita è riuscito in imprese difficili, che spesso venivano ritenute impossibili, lo dimostrano e lo sanno le tante persone che in questi anni ha aiutato con la sua onlus e che gli sono riconoscenti per il suo impegno sociale, la sua grinta, la sua determinazione, che ha permesso a tante persone di uscire da situazioni di gravi disagio.
Ora Raffaele ha selezionato un gruppo di giovani Morettesi , che con la sua stessa grinta, determinazione e voglia di fare si lanciano in un'altra impresa, far rinascere Moretta, ridargli quella voglia di vivere che in questi anni sembra aver perso, rilanciare la sua economia , creare occupazione ma anche spazi e luoghi dove i suoi abitanti possano dedicarsi ad attività sportive e ricreative.
Perché Moretta torni ad essere un paese vivo dove sia piacevole viverci.

LAMPEDUSA: L'EUROPA SI GIRA DALL'ALTRA PARTE

L'affondamento dell'ennesima carretta del mare, il prodigarsi del personale militare e medico per salvare vite umane, il coraggio della mamma Somala che miracolosamente restituisce alla vita la figlia di sette mesi ed il silenzio assordante dell'Europa dei burocrati. Troppo concentrati sulle percentuali del Pil, grigi come gli abiti che indossano, sordi al grido di aiuto lanciato dall'Italia, i burocrati di Bruxelles vergonosamente e cinicamente, dopo la morte di molti esseri umani nel Canale di Sicilia, invitano l'Italia a chiedere aiuto per affrontare il dramma di chi è costretto a lasciare il proprio Paese per offrire un futuro ai propri figli. Se l'Europa morirà travolta dagli euroscettici, dovrà fare mea culpa, mea culpa, mea grandissima culpa. La distanza siderale che divide l'Europa dai suoi abitanti, la tragedia dell'incomunicabilità fra strada e palazzo deriva dall'aver anteposto gli interessi delle banche ai diritti delgi esseri umani, dall'aver preferito le discussioni teoriche ed inutili nell'asettica Davos allo scoprire negli occhi dei disperati a cui la crisi ha portato via ogni cosa.

LISTA ITALIA ATTIVA A MORETTA (CN)

Italia Attiva sarà presente alle elezioni amministrative del Comune di Moretta (CN) con un proprio candidato Sindaco, Raffaele De Santis. Da anni impegnato nel sociale Raffaele De Santis è presidente dell'Associazione Onlus Santa Monica, che si occupa con grande attenzione di disabili, lottando per i diritti dei malati, contro quelli che sanno e non fanno nulla per aiutare. Un'associazione fondata da persone comuni che sanno cosa vuol dire essere abbandonati e credono in quello che fanno, mettendo le loro esperienze e conoscenze a disposizione degli altri. All'amico De Santis gli auguri di buon lavoro da parte di tutta Italia Attiva e un grazie particolare al nostro Segretario regionale, dott. Giorgio Portis, che lo sta attivamente supportando.

LO STATO FANTASMA

Sabato 03/05/2014 ore 20,30 Stadio Olimpico, Roma, la finale di Coppa Italia è in dubbio, la curva del Napoli dopo la notizia dell'accoltellamento di un tifoso partenopeo, sembra un mare in tempesta. Il capo ultrà, pieno di tatuaggi e con una maglietta che invoca la libertà dell'assassino dell'ispettore Raciti, scavalca il muro che divide il campo dalla curva ed autorizza l'inizio del match. Scena surreale in cui il Presidente del Consiglio e del Senato presenti allo stadio appaiono spettatori impotenti, dove i Presidenti delle due società parlano mettendosi una mano davanti alla bocca per non farsi intercettare dalle televisioni, dove la polizia è assente e l'ordine pubblico è affidato a stewart disorientati e disarmati. I buonisti parleranno di sparute minoranze, ma la storia ci insegna che sono poche persone organizzate e disciplinate che creano e determinano gli eventi. L'impressione più evidente è l'assenza dello Stato, la disparità di trattamento fra la gente comune a cui è vietato portare anche bottigliette di plastica dentro lo stadio e gli ultrà a cui tutto è concesso. In nessun altro Paese al mondo avrebbe potuto accadere una scena del genere. In Spagna chi ha buttato una banana ad Alves rischia tre anni di carcere, in Italia la violenza degli ultras negli stadi è impunita. I fischi all'innno nazionale sono la ciliegina sulla torta, neanche a Parigi, prima partita ufficiale dopo la sconfitta dei transalpini ad opera degli azzurri, si verificò una simile mancanza di rispetto. Molti invocheranno l'uomo forte, il pugno di ferro, molto più semplicemente sarebbe sufficiente applicare le leggi. La violenza deve essere combattuta con i fatti, le parole sono soltanto un inutile spreco di fiato.

Le Macroregioni

L'uscita di Grillo, da consumato politico, circa la necessità delle macroregioni, deve essere considerato da un duplice punto di vista. Da un lato è rivolto all'elettorato leghista ed ex-leghista, ed ingenuamente Salvini ha aperto la porta al comico genovese come un pastorello ad un branco di lupi camuffati da cani pastore. Dall'altro individua il grande malato che si aggira in tutta Europa: lo Stato Centrale. Indebolito dal Bruxelles, spogliato di competenze dalle autonomie locali, controllato dai grandi organismi internazionali, risplende di luce propria soltanto durante le competizioni sportive. Le macroregioni dovrebbero essere transnazionali, laddove esistono esperienze di storia, cutura, economie e tradizioni simili ad esempio fra Friuli, Slovenia e Carinzia. Questa si che potrebbe essere una rivoluzione pacifica, moderna e ricca di prospettive future! Una vera unione di popoli con un forte vissuto comune!

Una riflessione sulla nostra sempre più grave crisi economica e sociale

Risulta fin troppo chiaro che la principale causa del nostro crescente declino è la nostra progressiva perdita di competitività. Poiché siamo un Paese fondamentalmente manifatturiero-industriale, il motivo di ciò è soprattutto l’alto costo e la sempre più scarsa resa del lavoro. Circa l’alto costo del lavoro, è indubbio che occorra ridurre urgentemente il cuneo fiscale (riducendo significativamente la spesa pubblica, in larga misura improduttiva e parassitaria) e la tassazione gravante sulle imprese. Circa la scarsa resa del lavoro, credo che bisognerebbe affrontare una vera e salvifica operazione socio-culturale. Infatti, negli ultimi decenni, seguenti il nostro boom economico, si è andato nefastamente diffondendo il concetto che la retribuzione del lavoratore è un diritto a prescindere dalla sua resa (quantità e qualità di prodotto nell’unità di tempo retribuito). Credo che tale dannosa stortura trovi nella stessa nostra Costituzione una qualche giustificazione. Infatti, il suo articolo 36 recita: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. Risulta, pertanto, evidente che la “retribuzione” debba essere “proporzionata alla quantità e qualità del lavoro”, equazione sempre più dannosamente disattesa in questi ultimi decenni, con gli evidenti e penalizzanti risultati sotto gli occhi di tutti. Ma lo stesso articolo 36 aggiunge: “e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. In merito, è evidente che, quando la “quantità e qualità del lavoro”, ed il suo alto costo, diventano tanto intollerabili da determinare la chiusura delle fabbriche, con conseguente disoccupazione, la seconda parte del suddetto articolo 36 (credo derivante anche da un certo paternalismo e dalle frustrazioni subite nel precedente ventennio fascista) risulta soltanto un’affermazione populistica, priva di ogni concreto e realistico aggancio con la realtà economica e sociale di un Paese come il nostro, in un’economia sempre più globale.
Penso che chiunque avesse le qualità e la capacità di affrontare ed avviare concretamente a soluzione i veri problemi del nostro Paese, non potrebbe non tenerne conto.
Cordiali saluti.

Quale ricetta per una giusta ripresa?

La situazione economica italiana, nonostante il minimale aumento del Pil nell'ultimo trimestre dello 0,1%, rimane difficile e problematica.
Se è vero che a livello di quadro macroeconomico esistono segnali di miglioramento, vuoi per il giudizio stabile di Moody per l'affidabilità del Nostro credito, vuoi per la normalizzazione del rapporto fra i nostri Btp e i titoli di Stato tedeschi al di sotto dei 200 punti, queste luci nel buio pesto della Crisi economico non si traducono in miglioramenti nella vita quotidiana. Lo Stato, nonostante la condanna di Bruxelles e l'invito ad accorciare i tempi di pagamento verso le aziende a non oltre trenta giorni, rimane un pessimo pagatore, gli appalti sono sempre più rari, la burocrazia continua a soffocare le iniziative imprenditoriali con tempi biblici per l'adempimento delle pratiche necessarie per nuovi progetti. In questo quadro fosco s'inserisce le iniziative della CNA di portare a Roma più di 30.000. artigiani e piccoli imprenditori per protestare contro l'immobilismo della politica nei confronti di un settore che sta pagando un prezzo salatissimo a questa congiuntura economica.
La matematica non è un’opinione, ora se è vero che l'evasione fiscale raggiunge i 180 miliardi di Euro, il recupero di solo la metà di ciò che deriva da questa piaga della nostra vita politica, sarebbe sufficiente a ridurre il carico fiscale sul lavoro e stimolare le aziende a nuove iniziative, con ricadute positive sull'occupazione. Ma quest’argomento rimane un tabù, ignorato dalle formazioni politiche, timorose che l'utilizzo di questo semplice ragionamento potrebbe comportare una perdita di voti anche consistenti. Non è una ricetta da grandi economisti o da frequentatori di Davos, ma è la semplice constatazione dei fatti, di un Paese, dove gli industriali denunciano redditi inferiori ai propri dipendenti o dove 518 proprietari di jet, trasmettono al Ministero delle Entrate denuncie inferiori ai 20.000. Euro!
Spesso si citano gli USA, a ragione o a torto, come una grandissima democrazia, vale la pena ricordare che il manager dell’Enron, colpevole di un crack pesantissimo è stato condannato a venticinque anni di galera, mentre nel Belpaese i responsabili di disastri sia in ambito assicurativo sia bancario, sono stati liquidati con cifre a sei zeri e circolano tranquillamente impuniti!
Se dobbiamo costruire una nuova Italia, i presupposti per una ripresa sono certezza del diritto, lotta all'evasione fiscale, detassazione dei redditi da lavoro, incentivi più interessanti per favorire il ritorno dei cervelli dall'estero e formazione continua, in primo luogo per chi è disoccupato o il lavoro l'ha perduto. Se la ripresa mondiale dovesse essere reale e duratura, anche il Nostro Paese, rinnovato e cambiato secondo queste semplici ma rivoluzionarie novità, potrebbe agganciare il proprio vagone alla locomotiva mondiale lanciata verso un nuovo periodo di sviluppo.

Electrolux: l’alto costo del lavoro non dipende solo dai salari

Cari Amici, i recenti fatti che riguardano l’Electrolux, che propone, per mantenere i suoi insediamenti in Italia, una drastica riduzione dei salari, una riduzione dell’80% del premio aziendale, il blocco dei pagamenti delle festività, il taglio del 50% di pause e permessi sindacali e stop agli scatti d’anzianità, sono purtroppo una conferma di quelle che sono le vere cause del nostro incessante declino: la perdita di competitività. E’ indubbio che, come ha affermato il presidente di Assolombarda (“La ripresa? Può cominciare soltanto dalle fabbriche”), o riusciamo a tornare competitivi, o il nostro declino ci seppellirà. Le attuali proposte dell”Electrolux mirano chiaramente all’effetto certo ed immediato, ma ritengo opportuno ricordare che all’alto costo del lavoro non concorrono soltanto i salari ed i cosiddetti diritti acquisiti ed inalienabili (?) dei lavoratori, ma concorrono anche, e significativamente, il “cuneo fiscale” e la sempre più bassa “resa del lavoro”, con conseguente perdita progressiva di “competitività”. Una forte riduzione della spesso parassitaria spesa pubblica porterebbe alla riduzione del cuneo fiscale, e quindi del costo del lavoro. Anche un ritorno ad una accettabile produttività del lavoro determinerebbe una riduzione del rapporto “costo del lavoro/unità di prodotto”. I sacrifici dei lavoratori, oggi proposti da Electrolux (ma credo che altri seguiranno) potrebbero essere leniti nella misura in cui si sarà riusciti a raggiungere tali due obiettivi. Rimane, comunque, scandaloso ed indecente che, mentre si chiedono sacrifici ai lavoratori, la nostra classe politica e tutti gli apparati che intorno ad essa prosperano parassitariamente, continuino a divorare risorse pubbliche, con, fra l’altro, il mantenimento di un altissimo, penalizzante e non più tollerabile cuneo fiscale.
Cordiali saluti.

La Magistratura secondo Berlusconi

Cari Amici, dopo l’avvio del “Ruby ter”, Berlusconi ci ha per l’ennesima volta ripetuto di essere vittima incolpevole di una parte, comunista ed eversiva, della Magistratura. Questa “parte” della magistratura, che secondo il Cavaliere insiste ad ingiustamente perseguirlo per fini politici, è rappresentata da quei pubblici ministeri, giudici di primo grado, d’Appello e di Cassazione che finora si sono occupati, a vari livelli, di lui. Dalle prime indagini che l’hanno riguardato, ovviamente tale “parte” è andata significativamente crescendo col crescere del numero delle sue vicende giudiziarie, ed è fin troppo facile prevedere che crescerà ancora. Se, al limite, in Italia, tutti i magistrati, inquirenti e giudicanti, si occupassero di casi riguardanti il Cavaliere, non “una parte” (come egli sostiene ora), ma “tutta” la Magistratura finirebbe con l’essere da lui definita “comunista ed eversiva”. Ed è opportuno non dimenticare che stiamo parlando di un uomo politico di primo piano, a lungo premier, che, fra l’altro, è stato condannato in via definitiva in Cassazione per “frode fiscale”, non per “essere passato con semaforo rosso”! A mio parere, comunque, il nostro vero problema non è Berlusconi, ma quella parte di elettorato che, malgrado tutto, continua a votarlo.
Cordiali saluti.

E Riina sarebbe il vero capo della mafia?

Cari Amici, desta serie preoccupazioni quanto risulta abbia detto Riina ad un altro recluso circa prossimi gravi attentati contro magistrati impegnati in processi antimafia. Ma io continuo a chiedermi: c’è ancora qualcuno che creda veramente che il capo della mafia sia Riina? E’ fin troppo evidente che Riina è soltanto il capo del braccio armato della mafia, che, fra l’altro, esegue materialmente omicidi eccellenti decisi da altri, ubicati in ben più potenti collocazioni sociali, cioè dai veri capi della mafia. Sostenere ancora che Riina, o qualcun altro ancora a piede libero, sia il vero capo della mafia è come sostenere che Moretti fosse il capo delle BR, o che Bin Laden fosse il capo del terrorismo. Credo che di fronte a tali opinioni bisognerebbe cedere la parola al grande ed indimenticabile Totò: “… ma mi faccia il piacere …”.
Cordiali saluti.

Se “gli italiani non sanno votare”

Cari Amici, Berlusconi ha, fra l’altro, affermato: “gli italiani non sanno votare”. E’ la prima volta che condivido in pieno un’affermazione del Cavaliere. Infatti il politico Berlusconi che, grazie a vari successi elettorali, diviene più volte primo ministro e governa per buona parte degli ultimi vent’anni, portando inconfutabilmente la maggior responsabilità della grave crisi economica e sociale del nostro Paese, è una chiarissima conferma che “gli italiani non sanno votare”.
Cordiali saluti.

Considerazioni ed Auguri

L'anno che sta per terminare è stato duro e difficile. Le elezioni in Italia non hanno decretato un vincitore sicuro, e così Napolitano è stato costretto ad affidare l'incarico a Letta. Le larghe intese, per altre democrazie come la Germania quasi una prassi, vengono ad essere definite un inciucio. Ma il pisano d'acciao, determinato nel difendere il proprio esecutivo, appare assai più timido nel presentare provvedimenti indispensabili per il rilancio dell'economia. Berlusconi, beneficiato dalle larghe intese, viene prima condannato in Cassazione e poi espulso dal Parlamento. Il suo delfino, Angelino Alfano, fonda un nuovo partito e si rifiuta di votare contro il Governo Letta, diventando per gli ultras del Cavaliere un traditore. Grillo, capace di un exploit incredibile alle elezioni con un 25%, non riesce ad andare oltre l'insulto ed alla protesta. La crisi economica ha colpito come una guerra, e solo nel finale dell'anno sono comparsi flebili segnali di ripresa. Ma saranno necessari provvedimenti coraggiosi e rivoluzionari per agganciare la ripresa che arriva dagli Stati Uniti.
Già, gli Stati Uniti.... Obama, pavido e balbettante di fronte a Putin, indeciso circa il bilancio, potrà fregiarsi con poco merito di essere il Presidente che ha traghettato il proprio paese da una spaventosa crisi economica ad una ripresa evidente. Putin, astuto e cinico, ha imposto il proprio diktat per evitare il bombardamento della Siria dopo la strage di bambini ad opera del macellaio Assad, ha spinto l'Ucraina a non stipulare l'accordo con la Russia provocando violente proteste, ha creato attorno a sè l'immagine dell'uomo che difende la famiglia contro le devinze di un occidente effeminato e asessuato.
A dicembre ci ha lasciato il grande Nelson Mandela, uomo che dopo 25 anni di prigione è stato capace di perdonare i bianchi razzisti, ponendo le basi per una società multietnica e moderna. Il nuovo Papa, eletto grazie ai cardinali stranieri, ha iniziato una rivoluzione all'interno della Chiesa, indispensabile per fermarne il declino ed attrare la gente.
Un prestigioso settimanale internazionale ha votato come Paese dell'anno l'Uruguay, grazie alle sue riforme liberali, fra i quali la liberalizzazione delle droghe leggere. Personalmente conferirei questo riconoscimento al popolo siriano, per le sofferenze patite e per il sangue versato fra l'indifferenza generale (Obama ha preferito tutelare i diritti degli atleti gay piuttosto che occuparsi delle stragi di bambini nel Paese Mediorientale!).
Ma l'immagine che più di ogni altra evoca la vittoria della vita sulla morte è quella della bambina nata prematura da una donna in coma da quattro mesi vicino a Napoli. La speranza non deve morire, mai!
Auguro a tutti coloro che settimanalmente leggono queste considerazioni un incredibile 2014. Ci riaggiorniamo dopo il 10 gennaio, sperando che il Capodanno sia un momento, finalmente, di divertimento e svago!

Festività 2013

La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati.
La nostra paura più profonda, è di essere potenti oltre ogni limite.
E’ la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di più.
Ci domandiamo: ” Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso?“
In realtà chi sei tu per NON esserlo? Siamo figli di Dio.
Il nostro giocare in piccolo, non serve al mondo.
Non c’è nulla di illuminato nello sminuire se stessi cosicchè gli altri non si sentano insicuri intorno a noi.
Siamo tutti nati per risplendere, come fanno i bambini.
Siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è dentro di noi.
Non solo in alcuni di noi: è in ognuno di noi.
E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, inconsapevolmente diamo agli altri la possibilità di fare lo stesso.
E quando ci liberiamo dalle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri.

Viva la Revolucion!

L'ultima affermazione di Berlusconi: "se mi arrestano sarà rivoluzione" conferma ancora una volta che l'ex premier ha un consolidato concetto della giustizia distorto ed inaccettabile. Qualsiasi mandato di arresto viene eseguito su richiesta del P.M. con il consenso del G.I.P., in base a ben precise motivazioni giuridiche. Secondo Berlusconi tutto questo dovrebbe valere per qualunque cittadino italiano salvo che per lui, ribadendo quanto pericoloso, diseducativo e sovversivo sia il suo pensiero. Credo che tale messaggio sia molto più devastante e sovversivo di quello che le frange più estremiste dei “Forconi” stanno diffondendo in questi giorni in tutta Italia. Infatti, diversamente da loro, Berlusconi, avendo governato per la maggior parte degli ultimi venti anni, porta indubbiamente la maggior responsabilità dell'attuale grave crisi economica e sociale del nostro Paese.

D’Alema addio. Era ora.

Questo è l’augurio della moltitudine che alle primarie si è espressa a favore di Renzi e Civati. Come ha sintetizzato il vincitore, questa non è la fine del PD bensì di una classe dirigente. E cioè di D’Alema, Bersani, Finocchiaro (quella fotografata a fare la spesa ai grandi magazzini con gli uomini di scorta come aiutanti, tanto per intenderci) e tutti gli altri seguaci della “volpe del tavoliere” a seguire.
Alfine è giunta l’ora di tornare a casa, finalmente rottamati da una moltitudine di cittadini.

Mandela: un Gigante inarrivabile

Un uomo, chiuso per 27 anni in una prigione su un'isola da un regime odiosamente e stupidamente razzista, liberato soprattutto grazie alle pressioni internazionali, conduce il Sudafrica verso una riconciliazione utopica anche per il più accanito sognatore. Quest'uomo era Nelson Mandela, capace con la propria determinazione, il proprio pragmatismo e l'infinita umanità ad evitare che il Sudafrica si trasformasse in un mattatoio, come invece sarebbe accaduto di lì a poco in Iugoslavia. Un regime che distingueva le tre etnie bianchi, neri ed indiani, per mantenere nelle mani di pochi le smisurate risorse naturali del Sudafrica. Un regime sconfitto da un uomo, che nonostante le sofferenze ed ingiustizie subite, ha guidato una rivoluzione pacifica e senz'odio. I razzisti, già sconfessati dalla scienza per la quale le razze miste sono più forti di quelle pure, ricevono una lezione assoluta circa l'idiozia delle loro teorie da un gigante a confronto dei quali appaiono nani insignificanti. Grazie Maniba.

Regione Piemonte: il consigliere IDV Tullio Ponso, Valori più monetari che morali.

Al farmacista cuneese di Cervasca, consigliere regionale dell’Italia dei Valori, la Procura (vedasi “La Stampa” del 28.11) chiede conto di 53.599 euro, di cui 20.534 per acquisti relativi alle sedi provinciali Idv di Cuneo e Alba, 18.719 per ristoranti, bar, generi alimentari, 3.595 per spese varie (abbigliamento, calzature, un orologio, luminarie natalizie, ricariche telefono a persone non identificate, sviluppo foto, utenze domestiche luce e gas, pernottamenti al di fuori del Piemonte) e 9.226 in carburante.
Così se ne vanno i soldi dei contribuenti, vessati da tasse di ogni genere.
Nel mucchio, Ponso (sempre da “La Stampa”) ha chiesto il rimborso anche per 1,50 euro di caffè. Poteva prenderselo a casa, se non voleva spendere. Ma meglio farselo offrire dai contribuenti. Certo è in buona compagnia, ma rappresentando l’Italia dei Valori, predicatori di moralità, trasparenza, paladini della giustizia ecc… ecc… siamo in presenza di un’aggravante non da poco e si è varcata la soglia della vergogna.
Se gli ultimi sondaggi danno i resti di quella che fu l’Italia dei Valori allo 0,6%, considerando i personaggi, Di Pietro in primis e i vari Ponso a seguire, gli elettori non hanno da stupirsi. Il tempo è sempre galantuomo.
Magari un po’ in ritardo, ma pazienza.

Berlusconi: causa o effetto?

Nel momento in cui Berlusconi diventa un ex senatore, credo che egli non sia stato soltanto una significativa "causa" di tanti malesseri del nostro Paese, ma che sia stato soprattutto (e temo continuerà ancora ad esserlo) "effetto" di una chiara e diffusissima immaturità dell'elettorato (si vota soprattutto per chi fa promesse gradite, ma oggettivamente non mantenibili) e di una palese incapacità della parte politica avversa di elaborare e realizzare efficaci soluzioni ai veri nostri maggiori problemi economici; che, in un Paese sempre più povero, non possono riguardare soltanto la pur necessaria riduzione della spesa pubblica, diretta ed indiretta, ma deve affrontare concretamente e senza infingimenti la ripresa della creazione di ricchezza (che, in un Paese soprattutto manifatturiero come il nostro, non può non essere ricondotta alla "fabbrica"), cioè della crescita, adottando provvedimenti che non possono più essere condizionati pesantemente dal decrepito, ma ancora vivo, credo ideologico prevalentemente statalista.

Una mia riflessione sull’attuale nostra grave crisi economica

Pur se raramente fa parte del quotidiano dibattito politico sulle cause del nostro crescente declino economico, mi sembra chiaro che la causa più rilevante sia l’ormai ventennale nostra progressiva incapacità di risultare competitivi in quello che è il nostro campo di gran lunga più rappresentativo, cioè ...... (Continua nella sezione Lettere. Clicca qui per leggere il seguito).

Indagato anche il consigliere regionale cuneese Tullio Ponso, paladino dei Valori.

Come si può leggere su “La Stampa” (22/11) le accuse sono di peculato e truffa, potrebbe seguire il rinvio a giudizio. I consiglieri regionali cuneesi indagati sono Giovanni Negro, capogruppo in Regione dell’UDC, Pier Francesco Toselli, eletto nel PDL ed ora nel Nuovo Centro Destra, Federico Gregorio della Lega Nord ed il farmacista di Cervasca Tullio Ponso, noto paladino dell’Italia dei Valori.
L’inchiesta svolta dalla Guardia di Finanza riguardava l’utilizzo dei fondi pubblici da parte dei gruppi politici della Regione, ed ora sono partiti gli avvisi di chiusura delle indagini.
Tutto nella norma, dirà qualcuno, ormai si è purtroppo avvezzi a queste “performances” da parte dei nostri politici.
Merita una nota particolare il dott. Tullio Ponso, l’ennesimo personaggio dell’Italia dei Valori, quel partito noto (una volta) soprattutto per la moralità (predicata), ad essere coinvolto in situazioni poco edificanti.

Diritto al lavoro

Politici, sindacalisti, ecc. vanno ancora affermando che la crescente disoccupazione è inaccettabile perché "il lavoro è un diritto". Soprattutto in questa fase di grave, devastante e galoppante crisi economica, tale affermazione appare chiaramente incompleta, fuorviante, populistica e dannosamente demagogica; e certamente non aiuta a centrare correttamente il problema. Voglio ricordare che l'articolo 4 della nostra Costituzione recita: "La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto". E' chiaro, quindi, che fra "promuove le condizioni" e "diritto al lavoro" c'è una chiara e stretta relazione di "causa" ed "effetto". Ma chi è "la Repubblica" indicata in questo articolo? Ovviamente, soprattutto il Potere Legislativo ed il Potere Esecutivo. Da ciò deriva che il mancato effettivo godimento del diritto al lavoro è causato dalla colpevolmente carente azione dei soggetti che dovrebbero provvedere alla promozione delle relative, necessarie ed adeguate condizioni. Risulta, pertanto, chiaro ed avvilente che molti fra quanti continuano ad affermare che viene disatteso il diritto al lavoro, ne sono essi stessi la vera e principale causa.
Facciamo attenzione, di malintesi ed irrealistici "diritti" si può anche morire se la politica non interviene tempestivamente con appropriate e mirate azioni chiarificatrici e correttive (Thatcher docet).

Campania Infelix

Nessun luogo della Campania può essere considerato sicuro per quanto riguarda l'acqua potabile! Questa è la conclusione dell'indagine avviata dalla Marina Americana per tutelare i propri soldati di stanza a Napoli. Infatti, nessun soldato potrà permanere in Campania per più di due anni. E tutto ciò dopo le rivelazioni del fratello del boss Schiavone, detto Sandokan, secondo cui le falde acquifere sono state inquinate dalla Camorra con sostanze radioattive. Una regione bellissima, stupenda, distrutta, sfregiata dalla criminalità, con la connivenza dei politici e con il silenzio degli intellettuali, ad eccezione di Saviano. Intere generazioni pagheranno per colpe non proprie e la salute, il bene più prezioso, ignorato e calpestato. Questa è la nostra bella Italia!

Caselli e De Luca

De Luca, ex picchiatore di Lotta Continua, scrittore di successo, sostenitore della frangia più violenta ed estremista dei No TAV, invitato a scrivere sull'Agenda 2014 di Magistratura Democratica, pur condannando l'uso delle armi da parte di Curcio e compagni, ne elogia l'idealismo. Naturalmente Caselli, in prima linea contro il terrorismo, si dimette da Magistratura Democratica.
Il terzo potere dello Stato dovrebbe essere autonomo, inteso come organo, dalla politica e la divisione in correnti è già lesivo di questa indipendenza. Ma ancora più disdicevole è che si richieda la collaborazione di chi, per acquisire notorietà e visibilità, giustifica la violenza e ed il sopruso. Molti magistrati sono caduti nella lotta contro il terrorismo e ed i suoi adepti, Caselli, senza paura e senza esitazione, ha lottato per la democrazia , mentre i pseudo intellettuali da salotto, erano conniventi con i brigatisti finanziati da Mosca e forse da altri....

Berlusconi e gli Ebrei

Il paragone da parte di Silvio Berlusconi della propria condizione a quella degli Ebrei durante il nazismo è improprio, fuorviante ed offensivo. Se è vero che l'ex Presidente del Consiglio vede la propria libertà in pericolo per una serie di processi che incombono sul proprio capo, è semplicemente paradossale equiparare la propria sofferenza allo sterminio sopportato dal popolo ebraico durante il Nazismo.
La verità è che Berlusconi giocando al ruolo di vittima riesce a dirigere verso la propria persona voti che invece sarebbero destinati altrove. Quindi un'eventuale richiesta di grazia implicherebbe il riconoscimento della colpevolezza e come tale sarebbe negativa da un punto di vista elettorale. Vespa, il biografo ufficiale di Casa Berlusconi ed opinionista sul settimanale Panorama, ottiene, svelando di volta in volta i capitoli del proprio libro, un'ottima pubblicità della sua ultima "fatica" letteraria.
Peccato che gli Italiani, vessati dal Fisco e da un crisi infinita, abbiano bisogno di ben altri messaggi!!

Italia ed Europa

Relativamente all’attuale grave crisi dell’Alitalia, la Air France/Klm, già socia al 25%,  si dichiara non interessata a partecipare al salvataggio, almeno a quello finora ipotizzato. Poiché  si ritiene  estremamente opportuno che, comunque, entri in Alitalia una grande Compagnia internazionale,  la russa Aeroflot viene indicata e contattata come probabile, forte e trainante socio, in sostituzione di Air France/Klm. A tale proposito,  mi sembra opportuno  sottolineare che :
1)      delle due raffinerie petrolifere italiane più grosse, la Isab di Siracusa e la Saras di Cagliari (insieme  rappresentano circa il 40% della capacità di raffinazione italiana), la proprietà della prima è già passata dai Garrone alla russa Lukoil, e quella della seconda ha già iniziato il passaggio dai Moratti alla russa Resnoft;
2)      la Russia sta progressivamente assumendo dimensioni di grande potenza economica e, conseguentemente, politica  mondiale; tanto che, ora, fra l’altro, l’uomo più potente del mondo non risulta più essere  Obama, ma Putin.
Ritengo che tutto ciò rappresenti un’evidente conseguenza dei significativi  mutamenti degli equilibri socio-economici mondiali in generale, ed europei in particolare. L’Europa, almeno così come l’abbiamo fin qui concepita e vissuta, declina palesemente, mentre appare sempre più verosimile una prossima più Grande Europa, dall’Atlantico agli Urali, con significativo predominio di Russia e Germania (potenze oggettivamente complementari:  disponendo la prima di enormi quantità di risorse naturali, ed essendo  la seconda la maggior  potenza industriale europea), ed un conseguente ancora più pesante e doloroso declino dei Paesi  mediterranei.

I massimi beneficiari

È, ahinoi, fin troppo evidente che il problema della riduzione della spesa pubblica, malgrado le molte e mendaci manifestazioni di intenti ripetutamente espresse dall’intera nostra classe politica, non viene neanche affrontato per avviarlo seriamente a soluzione. Ma come si può pensare che tale nostra classe politica si impegni veramente e concretamente a realizzare una reale e significativa riduzione dell’attuale enorme spesa pubblica (che, in presenza di un grave declino della produzione e dei consumi, genera, fra l’altro, un crescente e sempre meno sopportabile incremento della pressione fiscale) se essa stessa ne è ancora la massima, e in gran parte parassitaria, beneficiaria?

L’impreparazione dei ragazzi italiani deriva anche dall’ambiente in cui vivono

Massimo Gramellini ha scritto (Gli inoccupabili; La Stampa, 10/10/2013) “Dopo «bamboccioni» «choosy» e «sfigati», ieri è toccato al nuovo ministro di un'attività in via di estinzione (il Lavoro), definire «poco occupabili» gli italiani, a commento di uno studio dell'Ocse che colloca i nostri giovani all'ultimo posto in Europa per alfabetismo e al penultimo per conoscenze matematiche. Poiché a nessuno risulta che negli ultimi vent'anni in Italia ci sia stata un'epidemia di cretinismo nei reparti d'ostetricia, si deve supporre che l'impreparazione dei ragazzi non derivi da tare mentali o caratteriali, e nemmeno soltanto dal lassismo complice dei genitori, ma da scelte strategiche incompatibili con la parola futuro. Quella classe dirigente uscita dalle assemblee del Sessantotto, che oggi irride e disprezza i suoi figli, è la stessa che ha tolto risorse all'istruzione, alla ricerca e alla formazione. Che si è rifiutata di indirizzare le scelte di politica economica verso la cultura, il turismo e l'innovazione tecnologica. Che ha ammazzato il merito, praticando in prima persona l'appartenenza a qualche cordata”.
Sono giusti i motivi citati da Massimo Gramellini per spiegare l’impreparazione di molti giovani italiani. Effettivamente le scelte politiche fatte dalla classe dirigente negli ultimi decenni non sono state per niente azzeccate. E non si può neanche dire che l’impreparazione dei giovani derivi da tare mentali o caratteriali. Ma a mio parere questi motivi non bastano per giustificare la loro impreparazione; secondo me si deve tenere conto anche dell’ambiente sociale in cui essi sono cresciuti. I giovani meridionali, che fanno registrare sistematicamente livelli di preparazione inferiori a quelli dei giovani dell’Italia centrale e settentrionale, sono sicuramente penalizzati dall’ambiente in cui vivono. Purtroppo è un dato sistematico la corrispondenza tra bassi livelli di senso civico e alto livello di degrado ambientale, criminalità e analfabetismo.

PRIEBKE OVVERO LA BANALITA' DEL MALE

Gli occhi gelidi, la fronte corrugata, radi capelli bianchi, la fierezza di essere stato nazista, mai una parola di commiserazione per le vittime, questo è l'ex capitano delle ex SS Erich Priebke, spentosi oggi all'età di 100 anni.
Il male, e il nazismo ne è stata la più macroscopica immmagine, dimostra la propria banalità, la sua totale ripetitività con questo ex capitano, capace solo di obbedire agli ordini e di esaltare chi ha causato la morte di milioni di persone. Le vittime, le loro famiglie, sono ostacoli da eliminare per realizzare il Paradiso in terra ovvero l'affermazione del Terzo Reich. Oggi, purtroppo, la gravissima crisi economica di cui è affetta l'Europa, favorisce la genesi di movimenti che s'ispirano ad ideologie simili a quelle del nazismo. Il rimedio sarebbe di gran lunga peggiore del male. L'Europa appare un immensa babele di norme e regole, ma il nazismo ed i suoi nipoti sono la personificazione del nichilismo, il fanatismo senza raziocinio che tutto distrugge e divora. La democrazia, per quanto malata ed in difficoltà, contiene dentro di sè gli anticorpi per evitare il ripetersi di queste tragiche situazioni. Priebke, non è più di questo mondo, ma i semi da cui nasce la malapianta nazista sono stati nuovamente piantati.
E' indispensabile evitarne la proliferazione.

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Italia Attiva vuole:

  • Riformare profondamente lo Stato e la Pubblica Amministrazione
  • Trasformare politica e cosa pubblica, intese come vero servizio ai Cittadini
  • Rinnovare lo stato sociale, in difesa sempre dei più deboli
  • Riaffermare il diritto al lavoro, combattendo la precarietà
  • Affrontare le nuove povertà e il disagio giovanile
  • Esigere da tutti il rispetto delle regole
  • Rendere trasparente la gestione dello Stato
  • Impegnarsi contro ogni forma di violenza sulle donne
  • Praticare una politica dei valori e dei diritti contro quella dei privilegi
  • Promuovere lo sviluppo di una sana economia di mercato
  • Diffondere la cultura del merito, dalla scuola ai concorsi, dagli incarichi alle candidature.
  • Agire ricordandosi che "L'Italia resta una nazione solo territoriale, forse neppure più quello, in primo luogo per la forza letale della disonestà intellettuale"